Quando il mangiar sano diventa un ossimoro: l’ortoressia

Essere ossessionati dal mangiar sano: di questo si tratta. Un disturbo da riconoscere
e curare. Dai media anche cattiva informazione
Quando il mangiar sano diventa un ossimoro: l’ortoressia

di ALESSIA CORTICELLI*

Negli ultimi anni l’interesse verso l’alimentazione è cresciuto esponenzialmente. I tormentoni mediatici propongono chef in tutte le “salse”, sugli scaffali dei supermercati i prodotti “bio” stanno lentamente sostituendo i classici prodotti da banco e oramai non ci si meraviglia più dell’ultimo negozio con prodotti “a chilometro zero” aperto sotto casa. Milano, città delle contraddizioni per antonomasia, concede ai fast food di conquistare anche il pubblico ben pensante delle quattro vie centrali e al contempo promuove Start Up all’insegna del biologico. Molti di noi hanno combattuto una battaglia contro l’olio di palma, molti meno sono stati consapevoli rispetto a quale spauracchio si celasse dietro a questo ingrediente.

In questa schizofrenia alimentare c’è chi è arrivato ad essere un vero e proprio estremista del mangiare sano, a tal punto da farne una malattia.

L’ortoressia è definibile come il disturbo alimentare causato da coloro che sono ossessionati dal cibo sano. Un disturbo che non ha ancora trovato un vero e proprio spazio nella psicodiagnostica ma rintracciabile da poco all’interno del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM V) nel quadro del disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo.

Ma come si comporta chi soffre di questo disturbo? Innanzitutto trascorre molto tempo, anche tre o quattro ore, a pensare al cibo, a cosa preparare da mangiare, a quali alimenti, definiti sani secondo criteri soggettivi, selezionare. Spesso capita che diverse categorie alimentari vengano completamente eliminate per una loro presunta pericolosità.

All’interno di questo quadro clinico si evidenza sia l’aspetto marcatamente legato ad un disturbo alimentare, sia la componente ossessivo-compulsiva che porta coloro che rientrano in questi criteri descrittivi a compiere azioni tali da comprometterli socialmente. Qui vi è la linea di demarcazione tra normalità, condivisibile o no, e patologia. Quanto questi pensieri e queste azioni possono portare l’individuo all’isolamento? Nei casi estremi succede proprio così: le persone rinunciano alla convivialità e alle relazioni sociali per non mettere a repentaglio la propria dieta ferrea ritenuta inappuntabile.

Tale comportamento, finalizzato da chi lo applica a raggiungere un buon livello di salute, è assolutamente controproducente. Le conseguenze negative sono facilmente intuibili: perdita di peso, esposizione a infezioni, problemi legati all’umore.

Vi sono diversi aspetti comuni tra l’ortoressia e l’anoressia. Innanzitutto coloro che sono affetti da questi disturbi vivono di controllo e di perfezionismo, che si applica principalmente sul cibo ma che probabilmente si estende in altri ambiti. Anche se in misura minore, inoltre, gli ortoressici hanno una percezione del proprio aspetto alterata, mostrandosi insoddisfatti del proprio aspetto fisico.

Se la diagnosi e il trattamento di questo disturbo deve essere affidato a professionisti, quali psicologi e psicoterapeuti specializzati, in che modo è possibile fare prevenzione?

È bene specificare che non tutti siamo predisposti nello stesso modo a sviluppare determinate psicopatologie. L’eziopatogenesi di un disturbo prevede sempre una componente genetica e una ambientale. Le esperienze che viviamo possono contribuire in misura maggiore o minore a concretizzare una predisposizione genetica.

Detto ciò, ai fini preventivi, è bene lavorare seriamente sulla cultura del mangiare, che non può limitarsi ad una consultazione libera e arbitraria del web. Troppe informazioni alimentari diffuse da persone incompetenti stanno suggestionando un pubblico dall’età variabile. Internet è un’arma a doppio taglio. La libertà di comunicazione e di espressione è un bene prezioso e deve essere salvaguardato, ma è anche bene non fermarsi ad un’informazione superficiale ma chiedere aiuto a persone competenti in ambito nutrizionale.

Ricordiamoci, inoltre, che le diete sono “per tutti” ma non creabili “da tutti”. Social, media, giornali si fanno promotori di ogni tipo di regime alimentare. Facciamo un passo indietro e chiediamo a persone titolate un consiglio alimentare.
Anche in questo caso il totalitarismo non può essere una risposta sana al desiderio di vivere bene e in salute.

*Psicologa

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