A TAVOLA TRA ITALIA E BULGARIA CON MICHELE BELLOTTO
La cucina come esperienza condivisa, strumento educativo e ponte culturale tra due Paesi.
La cucina, quando nasce da una storia personale autentica, può diventare molto più di un mestiere: può trasformarsi in un linguaggio universale, capace di unire persone, culture e generazioni. È questo il filo conduttore del percorso di Michele Bellotto, chef italiano che ha scelto la Bulgaria come seconda casa e che oggi porta avanti un progetto professionale in cui gastronomia, formazione e cultura si incontrano.
Attraverso il suo brand personale, Bellotto propone cene private, corsi di cucina, eventi aziendali e team building culinari, offrendo al pubblico bulgaro un’esperienza italiana costruita non solo sui sapori, ma anche sui valori della convivialità, della tradizione e della condivisione.
Dedica anche particolare attenzione anche ai giovani, realizzando progetti artistici educativi per bambini e studenti. In questo ambito collabora anche con Guglielmo Papa in iniziative rivolte alle scuole bulgare dove si insegna la lingua italiana.

Da questo percorso nasce una conversazione che attraversa cucina, impresa, educazione e identità italiana in Bulgaria.
Dall’Italia alla Bulgaria, una scelta diventata progetto
Sono nato in Italia e la cucina è sempre stata una parte importante della mia vita. Dopo la formazione professionale e diverse esperienze in ristoranti italiani, ho avuto l’opportunità di trasferirmi in Bulgaria grazie a un progetto di volontariato europeo. Doveva essere un’esperienza temporanea, ma questo Paese mi ha conquistato. Negli anni ho lavorato in diversi contesti, dalla ristorazione agli eventi, fino ad arrivare all’insegnamento della cucina.
Ho capito che ciò che mi appassiona di più non è soltanto cucinare, ma creare esperienze che mettano le persone attorno a un tavolo e raccontino una storia.
Da questa idea è nato il mio brand personale: portare la cucina italiana autentica in Bulgaria, non come semplice proposta gastronomica, ma come ponte culturale tra due Paesi che oggi sento entrambi casa mia.
Lo chef privato: un’esperienza italiana su misura
Quando ho iniziato, il concetto di chef privato era ancora poco conosciuto rispetto all’Italia. Oggi vedo un interesse sempre maggiore. Le persone cercano esperienze autentiche, qualcosa di più personale rispetto a una semplice cena al ristorante. I miei clienti sono molto diversi tra loro: famiglie che vogliono celebrare un momento speciale, gruppi di amici, aziende che organizzano eventi per i propri collaboratori e anche persone che desiderano vivere un’esperienza italiana senza lasciare casa.
Quello che apprezzano maggiormente è la possibilità di avere una cucina su misura, costruita intorno alle loro esigenze e ai loro gusti. Spesso la parte più bella della serata non è il piatto in sé, ma la conversazione che nasce attorno ad esso.
La cucina come team building
Lavoro molto con il settore aziendale attraverso team building culinari, workshop gastronomici ed eventi privati. La cucina è uno strumento straordinario per sviluppare collaborazione e comunicazione.
Quando un gruppo deve preparare un menu insieme, emergono dinamiche molto simili a quelle che si trovano in ufficio: organizzazione, leadership, gestione del tempo e capacità di ascoltare gli altri.
Cerco sempre di creare attività pratiche e coinvolgenti, dove il risultato finale non sia soltanto un piatto ben riuscito, ma un’esperienza condivisa che rafforzi i rapporti tra le persone.
Educare attraverso il cibo
Lavorare con i giovani è una delle parti più gratificanti del mio lavoro. I bambini hanno una curiosità naturale e una capacità di stupirsi che spesso noi adulti perdiamo.
Attraverso la cucina cerco di trasmettere molto più di una ricetta. Voglio insegnare il rispetto per il cibo, la pazienza, l’importanza della collaborazione e il valore delle tradizioni.
Quando un bambino prepara qualcosa con le proprie mani, sviluppa fiducia in sé stesso e comprende meglio il lavoro che c’è dietro ogni piatto. In un mondo sempre più veloce e digitale, la cucina offre un’opportunità concreta per rallentare, creare e condividere.
Passione, impresa e autenticità
La passione è fondamentale, ma da sola non basta. Quando la cucina diventa un’attività professionale bisogna imparare a bilanciare creatività e imprenditorialità. Gli ingredienti più importanti sono la costanza, la capacità di ascoltare i clienti e la volontà di continuare a imparare. Bisogna essere pronti ad adattarsi, a mettersi in discussione e a investire continuamente nella propria crescita.
Per me esiste però un ingrediente ancora più importante: l’autenticità. Le persone percepiscono quando ciò che fai nasce da una convinzione sincera. Io cerco semplicemente di raccontare la mia storia attraverso il cibo, unendo le radici italiane alla vita che ho costruito in Bulgaria.
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