Ilia Lozanov, direttore dell’Istituto Bulgaro di Cultura a Roma. Con la prof.ssa Tatiana Kirova durante un convegno scientifico presso la Facoltà di Archeologia dell’Università La Sapienza di Roma. Foto: archivio personale.

ILIA LOZANOV: QUANDO LA MUSICA UNISCE BULGARIA E ITALIA

Il direttore dell’Istituto Bulgaro di Cultura a Roma racconta l’incontro decisivo con Gena Dimitrova, l’eredità di Boris Christoff e il ruolo della cultura come ponte tra due Paesi.

A volte basta una telefonata per cambiare il corso di un’intera vita. Per il pianista Ilia Lozanov, quella telefonata inaspettata arrivò a Milano dalla leggendaria cantante lirica Gena Dimitrova, segnando l’inizio del suo percorso nel mondo dell’opera.

Oltre un quarto di secolo dopo, Lozanov dirige l’Istituto Bulgaro di Cultura a Roma, la cui storia è indissolubilmente legata al grande basso Boris Christoff. Nel 1978, il celebre cantante donò la sua proprietà nella capitale italiana allo Stato bulgaro, con il desiderio di trasformarla in un centro di formazione per giovani talenti dell’opera bulgara. Nacque così, negli anni Ottanta, l’Accademia “Boris Christoff”, che nel 2006 acquisì anche lo status di Istituto Bulgaro di Cultura, ampliando le proprie attività a tutte le discipline artistiche.

La sala dell’Istituto Bulgaro di Cultura a Roma.

Oggi l’Istituto rappresenta un importante punto di riferimento per la presenza culturale bulgara in Italia: un luogo dedicato alla musica, alle mostre, al cinema, alla letteratura e all’incontro tra artisti e pubblico. Per Ilia Lozanov, portare avanti la missione di Boris Christoff non è soltanto un impegno professionale, ma una vera e propria vocazione personale.

Signor Lozanov, quale percorso musicale l’ha condotta in Italia?

Ero a Milano per un corso di perfezionamento in musica contemporanea presso la Civica Scuola di Musica Claudio Abbado, grazie a una borsa di studio del Ministero degli Affari Esteri italiano. All’epoca insegnavo pianoforte alla Scuola Nazionale di Musica di Sofia, dove avevo trascorso quindici anni della mia vita professionale.

Un giorno squillò il telefono e sentii una voce dire: “Sono Gena Dimitrova, sono qui a Milano e ho bisogno di un pianista”. Quell’incontro segnò una svolta fondamentale nella mia vita, portandomi dall’insegnamento del pianoforte al mondo dell’opera. Già nei primi giorni mi disse: “Sei un ottimo pianista, ma di opera non sai nulla”. All’epoca me la presi, ma dopo venticinque anni ho capito quanto avesse ragione.

La cosa interessante è che il concorso per la borsa di studio per giovani docenti era stato organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Sofia, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione bulgaro. Oggi mi rendo conto che senza quel primo passo difficilmente sarei qui.

Sarei felice di riuscire a ripagare degnamente quell’“investimento” che l’Italia ha fatto su di me, continuando a lavorare per lo sviluppo dei legami culturali tra i nostri due Paesi.

Ilia Lozanov insieme al celebre baritono Roberto Frontali, in occasione di un incontro presso l’Accademia “Boris Christoff” a Roma.

Come si è sviluppato il suo percorso professionale dopo quell’incontro?

Ho iniziato a lavorare come pianista presso l’Accademia “Boris Christoff”, di cui sono stato successivamente direttore, per poi proseguire la mia attività all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. In tutti questi anni, però, non ho mai interrotto il mio legame con l’Accademia “Boris Christoff”.

Ancora oggi rappresenta una delle scuole di perfezionamento nel canto lirico di più alto livello. L’Italia è il cuore di quest’arte: gran parte del repertorio operistico è in lingua italiana. Per i giovani cantanti bulgari, avere la possibilità di formarsi qui è un’opportunità preziosa.

Qual è la missione dell’Istituto Bulgaro di Cultura a Roma?

Alla base della nostra attività c’è il desiderio di Boris Christoff di offrire ai giovani cantanti lirici bulgari l’opportunità di crescere artisticamente e di affermarsi sui palcoscenici internazionali. Lo stesso Boris Christoff affermava:

Voglio offrire loro le condizioni di cui io sono stato privato durante la mia giovinezza. Voglio trasmettere loro la mia esperienza e le mie conoscenze di artista.

Boris Christoff

Oggi, accanto alla formazione operistica, presentiamo la cultura bulgara in tutte le sue espressioni. Organizziamo concerti, mostre, festival cinematografici e incontri letterari. Abbiamo una galleria nel centro di Roma, in Via di Monte Brianzo 60, che rinnova le proprie esposizioni ogni due settimane. È come un caleidoscopio: a ogni nuova mostra lo spazio cambia completamente volto.

La mostra attualmente in corso dell’artista Monica Naydenova, dedicata all’arte del vetro, presso la galleria dell’Istituto Bulgaro di Cultura a Roma.

Come viene accolta la cultura bulgara dal pubblico italiano?

Venticinque anni fa capitava persino di dover spiegare che Bucarest non è la capitale della Bulgaria. Oggi la situazione è profondamente cambiata. La Bulgaria è ben accolta e oggi presentiamo la nostra cultura con orgoglio e sicurezza. Il nostro pubblico è eterogeneo: bulgari, italiani, ma anche persone provenienti da molti altri Paesi. Roma è una città internazionale e i legami culturali superano i confini nazionali. Abbiamo visitatori che seguono praticamente ogni nostro evento. Una persona ne porta altre cinque e così, poco alla volta, si crea una comunità che continua a crescere.

Quali sono le prospettive di collaborazione tra l’Istituto Bulgaro di Cultura a Roma e l’Istituto Italiano di Cultura a Sofia?

Mi piacerebbe molto approfondire questa collaborazione. Ho un’idea concreta che riguarda i giovani cantanti lirici che arrivano a Roma per perfezionarsi presso l’Accademia “Boris Christoff”. Purtroppo, molti di loro non conoscono la lingua italiana. Ma come si possono trasmettere le emozioni e la dimensione drammatica di un’opera se non si comprendono le parole che si cantano? La musicalità stessa della lingua determina la musica. Molto spesso la pronuncia corretta è la chiave per una buona interpretazione musicale. Per questo vorrei che i futuri allievi avessero la possibilità di studiare l’italiano già a Sofia, prima di arrivare a Roma, con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura.

Quale ruolo occupa la cooperazione culturale internazionale nella vostra attività?

L’Istituto Bulgaro di Cultura fa parte di EUNIC, la rete degli istituti nazionali di cultura dell’Unione Europea. Organizziamo iniziative comuni, condividiamo contatti e raggiungiamo un pubblico internazionale.

Collaboriamo inoltre con istituzioni italiane nei settori del cinema, della musica e dell’archeologia. Abbiamo un partenariato pluriennale con la Regione Lazio, che comprende la presentazione di film, coproduzioni e collaborazioni tra festival cinematografici. Particolarmente interessanti sono anche i rapporti tra archeologi bulgari e italiani, che partecipano a ricerche e scavi congiunti. In questo ambito non esiste la distinzione tra “noi bulgari” e “voi italiani”. Questa è la vera collaborazione.

Ilia Lozanov insieme a Franco Castellini, Console onorario della Bulgaria, in occasione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna.

Qual è l’eredità più preziosa lasciata da Boris Christoff?

Nell’Istituto c’è una stanza in cui vive ancora il suo spirito. È rimasta intatta nonostante tutti i lavori di ristrutturazione. Vi sono conservati i suoi abiti, documenti, lettere, oggetti personali, persino giocattoli e bambole tradizionali bulgare. È una stanza in cui il tempo si è fermato.

Ma l’eredità immateriale è ancora più importante: il suo desiderio di aiutare i giovani talenti bulgari, affinché il loro percorso fosse più facile di quello che aveva dovuto affrontare lui stesso. Questo è il nostro credo. Ed è per questo che continuiamo a portare avanti la sua opera. È la ragione stessa della nostra esistenza.

E per concludere, che cosa le ha dato l’Italia sul piano personale?

Il caffè! Qui il caffè è cultura, quasi una religione. Ma c’è qualcosa di molto più personale. L’Italia non me l’ha dato: se l’è preso. È mio figlio, che è nato qui. È cresciuto in un ambiente italiano, anche se parla perfettamente il bulgaro. È come se l’Italia se lo fosse preso tutto per sé. E io glielo concedo con gioia… e con un pizzico di gelosia.

 

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