MARCELLO APICELLA: “ITALIA E BULGARIA, UN LEGAME CHE SI RAFFORZA”
Difesa, imprese, cultura, infrastrutture e turismo: l’Ambasciatore d’Italia a Sofia racconta le priorità della cooperazione bilaterale e le prospettive per i prossimi anni
Da oltre un anno alla guida dell’Ambasciata d’Italia a Sofia, Marcello Apicella descrive la Bulgaria come un Paese legato all’Italia da una profonda simpatia e da relazioni che continuano a rafforzarsi. Dalla cooperazione economica e culturale alla difesa, dal Corridoio VIII al turismo, fino al progetto di una nuova sede per l’Istituto Italiano di Cultura, l’Ambasciatore traccia un quadro delle principali direttrici del rapporto tra i due Paesi.

Ambasciatore Apicella, qual è stata la sua prima impressione del Paese e che cosa ha scoperto conoscendolo più da vicino?
Come impressione iniziale devo dire che la Bulgaria è un Paese molto accogliente e che, anche grazie al lavoro dei miei predecessori, esiste un capitale di stima verso l’Italia che si è ulteriormente consolidato nel corso dell’anno e mezzo che sono qui.
Ci sono moltissimi ambiti di cooperazione che erano già stati avviati prima del mio arrivo e che oggi si stanno potenziando. Il primo è sicuramente quello della difesa. Abbiamo una significativa presenza militare italiana a Novo Selo e siamo la nazione leader del Multinational Battlegroup NATO istituito a seguito dell’aggressione russa in Ucraina per tutelare la sicurezza del fianco orientale dell’Alleanza, di cui la Bulgaria è parte integrante dal 2004. Il 23 dicembre dello scorso anno è stato firmato un importante accordo tra i due Ministri della Difesa per la costruzione di una nuova base militare congiunta a Kabile, che permetterà al nostro contingente di consolidare la propria presenza, aumentando le opportunità di collaborazione con le forze armate bulgare, impegnate in un profondo processo di rinnovamento e ammodernamento. Oggi parliamo di oltre 700 uomini, con la prospettiva di arrivare a 1.500.

Il 14 settembre si è svolto inoltre un nuovo incontro tra i due Ministri della Difesa a Bezmer, dedicato allo scenario internazionale e alle forme di cooperazione che possono essere ulteriormente sviluppate tra Italia e Bulgaria. Esistono anche importanti collaborazioni industriali nel settore della difesa. Le tre missioni compiute dal Ministro della Difesa, Guido Crosetto, in Bulgaria, sono un’ulteriore testimonianza dell’importanza attribuita dal Governo italiano al rapporto con la Bulgaria, situata in un ambito – quello balcanico e della regione del Mar Nero – sempre più importante anche per la sicurezza del Mar Mediterraneo.
Un altro grande ambito è quello economico. In Bulgaria abbiamo una presenza industriale italiana importante. C’è Confindustria Bulgaria, che ha ormai festeggiato il suo 26º anno di presenza nel Paese ed è un soggetto importante dell’articolazione del Sistema Paese. Ho svolto molte missioni territoriali insieme a Confindustria, le quali mi hanno consentito di constatare una presenza industriale in crescita in diversi settori. Sono imprese italiane che credono nella Bulgaria, che vogliono continuare a investire e che affrontano naturalmente anche difficoltà comuni alle imprese in Italia, prima fra tutte la mancanza di manodopera specializzata. Molte operano qui ormai da moltissimi anni e dico spesso che, più entro in contatto con questa realtà imprenditoriale, più sono orgoglioso di essere Ambasciatore italiano in Bulgaria.
C’è poi una forte presenza culturale, con l’insegnamento dell’italiano in scuole importanti e con l’attività del nostro Istituto Italiano di Cultura, che organizza corsi per circa 800 studenti. Registriamo una crescita costante dell’interesse verso l’Italia e siamo presenti nei principali festival di cinema, musica e cultura.
Ricordo sempre, per esempio, quanto accaduto lo scorso anno durante Cinelibri, quando abbiamo proiettato al Palazzo Nazionale della Cultura l’ultimo film di Paolo Sorrentino, La Grazia. Erano presenti circa 3.300 persone e il pubblico ha tributato a Toni Servillo una standing ovation di dieci minuti. È stato un momento che ha dimostrato in modo molto concreto quanto sia forte qui l’interesse per la cultura italiana. Siamo presenti con numerose iniziative anche a Sofia e Varna, e recentemente abbiamo ospitato anche i Virtuosi della Scala.

La nostra idea, sin dal mio arrivo, è stata quella di lavorare realmente come un Sistema Paese. Per questo collaboriamo strettamente con Confindustria Bulgaria, la Camera di Commercio Italiana in Bulgaria, l’Agenzia ICE e l’Istituto Italiano di Cultura. Sono le stesse realtà con cui mi sono presentato alla cerimonia di consegna delle credenziali al Presidente Radev, perché volevo dare fin dall’inizio il segnale di un’Italia che lavora qui come squadra. Come insegna anche il motto nazionale caro alle istituzioni bulgare, “l’unione fa la forza”.
Consapevoli degli importanti legami storici tra i nostri Paesi, stiamo sviluppando anche collaborazioni nel settore dell’archeologia. Era una richiesta che mi era stata formulata dallo stesso Presidente Radev. Recentemente è venuto in Bulgaria Massimo Osanna, allora Direttore Generale Musei del Ministero della Cultura italiano, con il quale abbiamo organizzato una grande conferenza dedicata a Pompei presso il Museo Archeologico Nazionale di Sofia, alla quale hanno preso parte numerosi addetti lavori, accademici e cittadini appassionati di storia. Stiamo inoltre lavorando alla possibilità di presentare una nuova mostra su Pompei ed Ercolano.
Un altro settore per me particolarmente importante è quello dell’innovazione e delle nuove tecnologie, anche in linea con l’obiettivo della Bulgaria di trasformarsi da Paese che utilizza tecnologie a Paese che le produce.
Abbiamo invitato qui Tommaso Ghidini, responsabile del settore ingegneria e meccanica dell’Agenzia Spaziale Europea, nell’ambito del Festival di divulgazione scientifica e spaziale “Hello Space – Bulgaria Calling”. Ha incontrato studenti e ricercatori della locale Facoltà di Fisica e delle scuole italiane, visitando anche INSAIT, ove è rimasto molto colpito dai progetti sviluppati dall’istituto, il quale ha ricevuto un invito a visitarlo presso la sede ESA di Nordwijk. Durante la visita, Ghidini ha fortemente auspicato la piena adesione della Bulgaria all’Agenzia Spaziale Europea. Memori delle importanti conquiste conseguite dalla Bulgaria nell’epopea spaziale del XX secolo, nelle mie interlocuzioni con questo Ministero dell’Innovazione, ho messo a disposizione il saper fare dell’Agenzia Spaziale Italiana (settima al mondo per budget investito, terzo contributore dell’ESA) al fine di conseguire questo importante obiettivo.

Quindi direi che le possibilità di cooperazione sono davvero moltissime. L’unico vero limite è il tempo a disposizione: qui si potrebbe fare tantissimo.
Dal punto di vista umano, che cosa l’ha colpita maggiormente della Bulgaria?
Per un ambasciatore è difficile trovare un contesto così ospitale. Ho lavorato anche in Argentina, dove vive circa un milione di cittadini italiani e dove la presenza di persone di origine italiana è molto più ampia. Eppure qui ho trovato una vicinanza particolare.
L’importanza della famiglia, dell’amicizia e della buona cucina sono elementi che uniscono molto italiani e bulgari.
C’è un grande amore verso l’Italia ed è un amore sincero.
Italia e Bulgaria hanno legami storici molto forti. In quali settori vede ancora un grande potenziale di sviluppo?
Sicuramente nei trasporti e nella connettività, anche energetica. Un Paese, per essere competitivo, deve avere infrastrutture efficienti e un accesso sicuro all’energia.
Esiste inoltre un grande potenziale nelle attività industriali ad alto valore aggiunto e nel settore tecnologico e spaziale. Italia e Bulgaria stanno lavorando anche a un piano d’azione quinquennale per dare ulteriore impulso alla relazione bilaterale.
Il Corridoio VIII viene sempre più spesso indicato come un’infrastruttura strategica tra il Mar Nero e l’Adriatico. Quanto è importante per Italia e Bulgaria?
Lo riteniamo molto importante. La mobilità e le connessioni energetiche oggi sono veramente fondamentali. Il Corridoio VIII rappresenta una delle infrastrutture strategiche che collegano il Mar Nero all’Adriatico e può contribuire a migliorare la mobilità, gli scambi commerciali e le connessioni energetiche tra i due versanti.
In uno scenario internazionale nel quale le principali rotte commerciali possono essere soggette a interruzioni o difficoltà, poter contare su collegamenti efficaci e alternativi diventa particolarmente importante, soprattutto per Paesi come l’Italia, fortemente dipendenti dall’accessibilità delle grandi vie marittime.
La mobilità e le connessioni energetiche oggi sono veramente fondamentali.
Esiste inoltre un forte interesse da parte di imprese italiane con esperienza internazionale nella costruzione e nella gestione delle infrastrutture.
Il Corridoio VIII rientra anche nel concetto di infrastrutture dual use: non soltanto per finalità civili e commerciali, ma anche per esigenze di difesa, consentendo una maggiore rapidità negli spostamenti tra il Mar Nero e l’Adriatico.
Parliamo ora del Giro d’Italia 2026, che ha portato la Bulgaria al centro dell’attenzione internazionale. Può diventare anche uno strumento di promozione turistica e di cooperazione tra i territori?
Sicuramente. Il Giro d’Italia ha permesso alla Bulgaria di mostrare le proprie bellezze a un pubblico internazionale e ha dimostrato anche la capacità del Paese di organizzare un grande evento sportivo. A Sofia, in occasione dell’ultima tappa, erano presenti circa 250 mila persone.
Abbiamo accompagnato il Giro con diverse iniziative, tra cui una mostra dedicata alla storia della bicicletta, un evento in residenza dedicato alle imprese italiane del settore ciclistico e una passeggiata in bicicletta di tutti gli ambasciatori, alla presenza del Sindaco Terziev.

È stata anche un’occasione concreta per mettere in contatto i territori e condividere esperienze sulla mobilità sostenibile. Abbiamo portato in Bulgaria esperti italiani di Reggio Emilia, una delle città più avanzate in Italia per la mobilità ciclabile, e successivamente rappresentanti del mondo ciclistico bulgaro si sono recati lì per conoscere più da vicino questa esperienza.
Credo che proprio questo tipo di scambi possa continuare anche in futuro, rafforzando non soltanto la promozione turistica, ma anche la collaborazione tra città e territori di Italia e Bulgaria.
Guardando alla conclusione del Suo mandato, quale risultato concreto vorrebbe poter indicare come il segno lasciato dal Suo lavoro in Bulgaria?
Innanzitutto direi consolidare ancora di più questo grande rapporto di amicizia che c’è fra i nostri Paesi. Però dico sempre una cosa: il lavoro dei diplomatici talvolta è un lavoro un po’ effimero, perché dipende dalle contingenze politiche e dalla sintonia dei governi. Quindi è importante lasciare anche delle strutture in ordine, e a me piacerebbe moltissimo – ci sto già lavorando – dare una nuova sede all’Istituto Italiano di Cultura a Sofia, che lo merita per la nostra presenza nell’insegnamento della lingua italiana, una sede autonoma rispetto a quella dell’Ambasciata.
Ho avuto la fortuna di trovare qui una direttrice molto brava dell’Istituto di Cultura, con cui avevo già lavorato in Argentina, Maria Mazza. Con lei, oltre all’enorme quantità di eventi in ambito culturale che abbiamo messo in campo in questo anno e mezzo – l’anno scorso penso abbiamo fatto circa 150 eventi – abbiamo lavorato molto, come già in Argentina, per dare una grande sede all’Istituto di Cultura.
A Buenos Aires siamo riusciti a farlo nell’ex sede del Consolato Generale, creando sale per i corsi d’italiano e uno spazio per le esposizioni fotografiche. L’idea anche qui è di dare all’Istituto un centro che gli permetta di essere autonomo nella gestione dei corsi, senza dover affittare sale all’esterno, e di avere una propria visibilità come ente culturale che coopera e collabora con Sofia per la qualità dell’attività culturale.
Vorremmo inoltre creare una grande biblioteca di italiano, una sala di lettura per avviare gruppi di lettura, un luogo dove le persone possano seguire tante iniziative italiane e che si identifichi chiaramente come una presenza italiana a Sofia.
È mio profondo convincimento che gli ambasciatori debbano occuparsi anche delle strutture e lasciarle in ordine. Quello è forse l’elemento per cui i nostri colleghi, arrivando dopo di noi, ci ringrazieranno, ed è qualcosa che rimane nel tempo. Sarà un investimento nella cultura e nella società.
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