Del Popolo Riolo, nuova firma della fantascienza L’ambientazione preferita? L’antica Roma

Finalista al premio Urania, vincitore di altri attestati, lo scrittore italiano rilancia un genere ancora poco considerato. Sarà un nuovo Isaac Asimov?
Del Popolo Riolo, nuova firma della fantascienza L’ambientazione preferita? L’antica Roma

FANTASCIENZA NELL’URBE – Due dei libri di Davide Del Popolo Riolo: le vicende sono ambientate nell’antica Roma.

di ALESSANDRO CAMPARI

In principio furono Mary Shelley – con il suo Frankenstein – e Jules Verne. Senz’altro lo scrittore francese del XIX secolo è stato colui che ha fatto sognare paesaggi straniati e incredibili viaggiando 20mila leghe sotto i mari o immaginando un viaggio verso la Luna. Poi nel XX secolo ecco Isaac Asimov, Arthur C. Clark, Ray Bradbury, Kurt Vonnegut, George Orwell e molti altri scrittori che hanno immaginato, descritto, evocato mondi, esseri intelligenti, situazioni incredibili e paradossali che hanno trasferito su libri giustamente entrati a far parte della letteratura cosiddetta d’evasione.

Oggi ecco che un autore italiano si propone al proscenio del genere stranamente un po’ trascurato da noi, pur se giochi elettronici e film propongono trame attinte dalla fantascienza: Davide Del Popolo Riolo di Cuneo è uno degli autori italiani più affermati. Le sue note biografiche non lasciano dubbi al riguardo. Nato nel 1968, vive e lavora come avvocato a Cuneo. Sin da bambino la lettura è stata la sua principale passione: da subito è affascinato dalla fantascienza e dalla storia. Ha esordito come scrittore nel 2014 con un romanzo di fantascienza ambientato nella Roma di Cesare, De Bello Alieno, con cui ha vinto il Premio Odissea ed il Premio Vegetti. Nel 2015 ha pubblicato un altro romanzo di sf ambientato nell’età romana, Non ci sono dei oltre il tempo, che ha vinto il Premio Kipple e un romanzo breve legal-sf, Erasmo, che ha vinto il Premio Cassiopea. Nel 2016 ha pubblicato un altro romanzo breve legal-sf, La mediatrice, e nel 2017 un romanzo breve di social-sf, Liberi dal bisogno. E’ stato tre volte finalista al Premio Italia. Lasciamogli la parola.

Prima di tutto, chi è Davide Del Popolo Riolo?

Di me in realtà non c’è molto da dire. Leggo sempre con invidia le note biografiche degli scrittori americani quando raccontano i mestieri improbabili con cui si sono mantenuti quando erano giovani (chi ha passato un anno in Tibet lavando i piatti nei monasteri, chi ha venduto sabbia nel Sahara…). Io ho una vita molto più banale. Sono i miei libri che spero siano interessanti! In ogni caso, sono nato ad Asti nel 1968, vivo a Cuneo e sono avvocato. Mi verrebbe da dire che è tutto qui, ma sarebbe la biografia più breve della storia, credo. Allora aggiungo che sin da bambino, dopo aver desiderato di diventare calciatore, pompiere ed astronauta, come penso quasi tutti i bambini, quando ho scoperto di essere totalmente negato per lo sport ho cominciato a dedicare tantissimo tempo alla lettura. Da lì è nato il desiderio di scrivere quello che avrei voluto leggere. Il mio primo tentativo è stato durante le elementari: l’inizio di un racconto, per fortuna andato perduto, in cui Sherlock Holmes e James Bond si scontravano con Arsenio Lupin e Fantomas!

Lei scrive di fantascienza. Ci vuole spiegare come è nata la sua passione per questo genere?

Ricordo perfettamente il primo libro di fantascienza che ho letto. Me lo comprò papà, io ero davvero piccolo, per tenermi buono in vista del lungo viaggio in treno che dovevamo iniziare. Era una raccolta di racconti scritti da Isaac Asimov, intitolata Asimov Story. Il libro raccoglieva i suoi primi racconti, presentati da lui stesso che descriveva i suoi esordi e le sue prime pubblicazioni. Leggere di questo famoso scrittore che raccontava di quando, ragazzino, lavorava nel drug-store di famiglia, studiava e intanto scriveva racconti, li mandava alle riviste, l’emozione delle prime pubblicazioni, lo sconforto per i rifiuti… mi fece desiderare di entrare in quel mondo, che mi pareva straordinariamente affascinante. Penso sia da allora che è nato in me il desiderio di scrivere fantascienza.

La sua carriera di scrittore però è iniziata tardi, vero?

Non so se la mia si possa definire una carriera, ma comunque è vero che non ero certo giovanissimo quando ho pubblicato per la prima volta. Per anni ho provato a scrivere romanzi e a mandarli alle case editrici, ma mi venivano costantemente rifiutati. Ero ormai molto sconfortato, e rassegnato all’idea che non avrei mai pubblicato nulla. Come ultimo tentativo, decisi di partecipare al Premio Odissea, un concorso per romanzi inediti di genere fantastico indetto dall’editore Delos. Con mia grande sorpresa l’ho vinto e il romanzo, “De Bello Alieno”, è stato pubblicato nel 2014 e ha vinto il Premio Vegetti come miglior romanzo di fantascienza pubblicato nell’anno. Da lì ho cominciato a pubblicare con regolarità: un romanzo breve, “Erasmo”, ha vinto il Trofeo Cassiopea, il romanzo “Non ci sono dei oltre il tempo” ha vinto il Premio Kipple, ho partecipato ad antologie, scritto su riviste del settore. Ogni tanto tutto ciò non mi sembra vero e mi chiedo se non finirà improvvisamente, così come improvvisamente è iniziato…

Quali sono i temi che caratterizzano la fantascienza di cui scrive?

Non è facile per me essere il critico di me stesso. Mi piace la storia e questo traspare in molto di ciò che scrivo. I romanzi lunghi “De Bello Alieno” e “Non ci sono dei oltre il tempo”, per esempio, sono ambientati nella Roma di Giulio Cesare. Di professione sono avvocato, e due romanzi brevi che ho scritto, “Erasmo” e “La mediatrice”, riflettono queste mie competenze. Credo però di poter fare mia la frase che disse una volta Stephen King, senza volermi assolutamente paragonare a lui, è ovvio: non mi interessa raccontare ciò che muove i razzi, ma ciò che muove le persone. Ecco, a me interessano i personaggi, i loro caratteri, le loro qualità e i loro difetti, e mi piace farli muovere in situazioni imprevedibili, in modo che scoprano qualcosa che non sanno su se stessi.

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