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GESTIRE LO STRESS NEL MONDO DEL LAVORO: CONSIGLI AI DIPENDENTI

Non basta un solo intervento, occorre un “cocktail di strategie”

Lo stress genera effetti negativi sia a livello individuale che aziendale favorendo assenteismo e scarsa redditività. Le aziende attente non attribuiscono lo stress a una colpa individuale, ma improntano una politica organizzativa e un contesto lavorativo per ridurlo. (Leggi qua)  Come possono gestire invece lo stress personale i lavoratori stessi?

Qui proponiamo tre “ingredienti” che costituiscono la ricetta per un buon “coctail anti-stress”:

 

I. MODIFICARE O ELIMINARE GLI STRESSOR. Molto stress deriva da situazioni reali. La prima strategia quindi è agire per modificarli o eliminarli.

Possiamo apprendere il problem solving: identificando problema – ideando soluzioni possibili – scegliendo la più realistica – stabilendo un piano d’azione – verificando la soluzione possibile e non perfetta.

Impariamo a gestire il tempo, stabilendo le priorità reali in mezzo al mare delle inezie e comprendendo le cose non necessarie oggi.

Impariamo a comunicare e risolvere i conflitti con i colleghi, ascoltando e capendo, valorizzando altri, prendendo l’iniziativa in caso di contrasti e attaccando il problema e non la persona.

Gestiamo la domenica sera, facendo qualcosa di interessante e il lunedì non iniziandolo con qualcosa di difficile e programmando dopo il lavoro un’attività rilassante e piacevole.

 

II. CAMBIARE IL MODO IN CUI PERCEPIAMO LE SITUAZIONI. Come? Identificare i giudizi stressanti, metterli in discussione e sostituirli con ragionamenti realistici e convincenti e ripeterli più e più volte. Ad esempio: “Tutto deve essere perfetto”. Se gli standard sono troppo alti o irraggiungibili, creano tensione. Fare invece del proprio meglio, protendersi al miglioramento ma non alla pretesa perfezione. Accettare la natura imperfetta e imprevedibile delle persone e degli eventi della vita; “Paura di fallire o non raggiungere i risultati sperati”.

Il vero fallimento non è sbagliare, ma arrendersi prima del tempo. Nessun successo si ottiene senza qualche insuccesso. Noi siamo molte cose e non una sola attività. Non identificarsi solo con il ruolo lavorativo.  

 

III. RILASSARE LA MENTE E IL CORPO. Il corpo e la mente non sono due entità separate. Occorre adottare uno stile di vita sano.

Consideriamo il sonno una necessità come il mangiare e il bere essendo un rigeneratore della vita. Prendiamo buone abitudini di sonno, dormendo ore sufficienti, evitando una cena ricca e troppi liquidi la sera, riducendo suoni, calore e luce nella stanza da letto, ecc…

Seguire un’alimentazione equilibrata può incidere sul fisico (non mangiando qualsiasi cosa e in qualsiasi momento per alleviare un disagio emotivo).

Svolgere una moderata attività fisica favorisce il benessere con almeno 150 minuti ogni settimana e forse camuffando l’esercizio con qualcosa di piacevole, per es. trasformando la camminata ad alto passo come un giro turistico o praticando un esercizio mentre si guarda un notiziario.

Praticare tecniche per rilassare la mente come la preghiera per il religioso o la respirazione profonda con una posizione comoda, inspirando col naso e lentamente ed espirando lentamente con le labbra e ripetendo fino al rilassamento.

Il sostegno sociale scarica molto lo stress, sentendosi capiti e non soli.

Organizzare le preoccupazioni, stabilendo quando, con chi, cosa e come fare.

Adottare l’accettazione serena della realtà, non pretendendo una vita senza problemi, ma senza rassegnarsi, né impedire il cambiamento possibile.

Praticare il distacco dai pensieri stressanti (identificandoli subito, respirando, etichettandoli e distraendosi con attività rigeneranti. La mente non si concentra su due cose insieme).

 

Molti combattono lo stress con una sola strategia, ma non basta. Perche?  

Distrarsi a casa va bene dopo il lavoro, ma lo stressor permane se non lo si affronta.

Oppure affrontare gli stressor va bene, ma inutile se non cambia il modo negativo di giudicare la realtà.

La soluzione di un contesto diventa la trappola in un altro. Occorre sviluppare consapevolezza e flessibilità.

 

Mai pretendere di eliminare del tutto lo stress.  Del resto lo stress è come le corde di un violino. Troppa tensione spezza le corde, troppa poca non c’è musica.

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