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LA LEADERSHIP NELLE AZIENDE:
COMPETENZA E AFFIDABILITÀ

Oggi la costante del mercato è il continuo cambiamento. Solo le imprese che sanno riqualificarsi sopravvivono.

Penso che una volta la leadership significasse imporsi; oggi è possedere le qualità per meritare la stima altrui” (Indira Gandhi).

Nella società moderna si diffonde sempre più il nuovo concetto di leadership nel mondo del lavoro rispetto al vecchio stereotipo di capo, comandante e autorità. Siamo inondati da molte scuole di pensiero, libri, corsi che promuovono e insegnano la leadership. Tuttavia la crisi e la difficile condizione di molte aziende dimostrano che nel nostro Paese il nuovo concetto della leadership è più teoria che pratica.

Perché non avviene e perché dovrebbe invece? Che cosa significa essere leader? Come si diventa? Andiamo per gradi. Vediamo dapprima cosa significa la leadership e le sue caratteristiche.

Definizioni e necessità

Leader deriva da un termine inglese To Lead che significa dirigere, guidare. Quindi non può esserci un leader senza la capacità di guidare e influenzare altri e di generare seguaci. Quali sono altre definizioni di vari studiosi e autori sulla leadership? Citiamone alcune: “La capacità di guidare le persone verso l’obiettivo o i risultati”; “Far desiderare di appartenere a un progetto o missione”; “La capacità di sviluppare le potenzialità di ciascuno”. C’è chi ha aggiunto: “Lasciare il mondo e il luogo in cui operi meglio di come era prima”. Questa definizione elimina la necessità di rivestire un ruolo importante come essere un capo o dirigente. Anche un semplice dipendente può esercitare sia pur limitatamente un’influenza nel gruppo.

La leadership è un mix tra intelligenza pratica o intellettiva e intelligenza emotiva che abbraccia autoconsapevolezza, autocontrollo e consapevolezza sociale; in pratica è la capacità di gestire le proprie emozioni e le relazioni sociali interne ed esterne all’azienda.

I leader amati in generale sono capaci di realizzare dei buoni risultati nelle aziende, di motivare il personale, di trasmettere loro obiettivi e regole chiari e non ambigui, di saper ben organizzare e valorizzare le risorse. Creano uno spirito di partecipazione, valorizzazione, fiducia, delega e autonomia.

E’ chiaro quindi che il leader deve avere fiducia nelle proprie capacità e avere chiaro gli obiettivi da attuare. Ma non si tratta di pompare la propria autostima come fanno molti corsi. Il leader deve essere una persona umile. Nessuno è leader globale. Ci sono settori in qualche modo collegati alle attività di cui principalmente si occupa su cui non ha una specifica formazione e passione. In quei contesti egli stesso è più un seguace che un leader. Pertanto un vero leader è lieto di imparare e avvalersi di persone esperte. Ma c’è dell’altro.

Semplificando la definizione della leadership nel mondo del lavoro direi: un leader deve possedere notevoli competenze (deve essere considerato capace) e grandi caratteristiche personali (deve essere considerato una persona degna di fiducia).

Quando parliamo di competenze non ci riferiamo solo alla conoscenza tecnica del campo in cui opera (questa è una premessa necessaria). Richiede oggi di più. Nella prima parte del ‘900 la figura del leader si identificava con la persona che dirigeva, pianificava gli obiettivi futuri e stabili e controllava l’attuazione e i risultati. In un ambiente relativamente stabile la forma di leadership legata al controllo e alla direzione era valida ed efficace. Ma oggi il mondo del mercato, il contesto competitivo e l’ambiente sociale sono notevolmente cambiati. Pertanto anche la figura del leader cambia.

Abilità e flessibilità

Oggi i concorrenti sono spesso mobili, la tecnologia è fortemente evolutiva, le leggi non regolano ogni aspetto del mercato, le esigenze e aspettative della clientela e del mercato sono molto più elevate, ecc… . In un simile contesto un leader deve sviluppare l’abilità di costruire, adattare, mostrare flessibilità, creare, produrre innovazione, generare una visione più ampia e una politica economica aziendale flessibile nel tempo. Solo le imprese che si adattano ai repentini cambiamenti del mercato possono sopravvivere e avere una vita futura. Occorrono una guida e una visione da leadership.

Anche il contesto sociale è cambiato. Oggi una persona non è considerata un leader perché comanda o detiene un’autorità ufficiale, ma per la sua autorevolezza. Il leader non comanda ma emerge dal gruppo e viene riconosciuto come un’autorità morale e non semplicemente un’autorità ufficiale. Non si impone, ma acquista la fiducia e la stima.

Ma allora perché le aziende non si impegnano concretamente a ricercare o creare figure del genere? Esaminiamo almeno 5 possibili ragioni:

  • Molte aziende e individui non considerano una priorità la leadership. La considerano un arricchimento, ma non una necessità. Sono travolti dalle urgenze di organizzare i reparti, di stabilire chi e cosa farà, di cercare il beneficio immediato, di effettuare cambiamenti in ambito informatico, organizzativo e di controllo. Ma difficilmente le urgenze sono le cose più importanti nel lungo periodo di tempo. Questa visione a breve termine trascura la comunicazione interna ed esterna, l’influenza e il coinvolgimento emotivo dei dipendenti, tarda ad adattare i prodotti e servizi alle esigenze della clientela e della società in generale.
  • Sussistono scarsa consapevolezza o false idee sulla leadership. Molti dirigenti non hanno mai ricevuto una formazione mirata. Si crede ingenuamente che la leadership sia innata e non appresa. Si confonde la leadership con la gestione che ha a che fare con organizzare cose, attività, progetti, assunzioni e simili, ma non con l’abilità di guidare e motivare. Si confonde con l’anzianità e l’esperienza, ma che non garantisce una visione nuova del mercato. Si confonde la leadership con un ruolo o titolo. L’essere capo o possedere una laurea non rende una persona leader agli occhi degli altri.
  • Scarsa flessibilità, adattabilità e apertura mentale sono un ostacolo. Spesso le aziende scelgono un dirigente con grandi competenze tecniche, esperienza o voti elevati, ma con scarsa intelligenza emotiva, cioè con incapacità di gestire sé e le relazioni. Senza autocontrollo un dirigente non sa gestire le divisioni e i conflitti in azienda o non si mantiene lucido distinguendo il beneficio immediato da quello a lungo termine, rischiando di non mettere in attesa le esigenze del momento per perseguire obiettivi più ampi. Le competenze tecniche sono importanti, ma non sufficienti per trasformare un dirigente in leader.
  • Un’altra ragione è la scarsa conoscenza e attenzione ai bisogni psicologici delle persone. Le aziende, la clientela e i partner sono formati da persone e non da cose o attività. Pertanto far sentire gli altri capiti, valorizzati, a loro agio gioca un ruolo fondamentale nelle aziende. Ad esempio i dipendenti devono sentirsi giocatori e non semplici pedine da manovrare o che servono solo per eseguire delle mansioni.
  • Scarsa moralità e scarsa focalizzazione sull’esterno costituiscono ostacoli. Un leader sa interpretare i sistemi più vasti e ampi. Comprende ad esempio perché in un’azienda grande ci sono molti conflitti. Forse la politica aziendale è oppressiva? Gli stessi dirigenti non offrono un esempio? Alcuni dirigenti vanno formati meglio o addirittura sostituiti? Inoltre studia le esigenze della società e della clientela, offrendo un servizio utile, vantaggioso e una soluzione alle loro richieste. Per ottenere risultati nel tempo deve mirare al bene comune e non solo al profitto aziendale, promuovere un obiettivo di scopo e non solo di profitto.

Ignorare i valori

Del resto tutte le grandi imprese umane contengono almeno tre fattori: una grande visione (un obiettivo da realizzare), una grande passione (un coinvolgimento emotivo) e una grande disciplina (l’uso di risorse materiali e immateriali). Tuttavia solo quando sono guidate dallo spirito della coscienza, cioè dal senso del bene più ampio, creano beneficio. Anche Hitler è stato un leader. Aveva una visione, una passione e una disciplina, ma non una coscienza del bene. Sono toccanti le parole espresse anni fa da Larry Bryant, presidente dello Skoll Global Threats Fund per prevenire alcune crisi planetarie . Egli ha detto: “Le civiltà non si dovrebbero giudicare da come trattano le persone più vicine al potere, ma come trattano quelle più lontane da esso – in termini di razza, religione, genere, condizione economica o classe sociale- e nel tempo”.

La vera leadership quindi non può ignorare i valori, perché le persone generalmente sono sensibili e sostengono i dirigenti, le imprese che ricercano il bene più ampio e duraturo. Del resto noi siamo esseri sociali e morali e non semplici esseri viventi. Non va mai dimenticato.

Compresa l’importanza della leadership resta in sospeso la domanda chiave: come divenire leader? La risposta abbraccia molti aspetti e richiede un certo impegno.

 

 

 

 

 

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