“In questo giornale apprezzo lo sforzo per informare”

Il Velo di Maya Magazine si rifà a un concetto ben noto a coloro che amano la filosofia, con tutte le profonde e variabili sfumature che la caratterizzano.

Arthur Schopenauer, filosofo e scrittore tedesco del XIX secolo, è uno degli innovatori di un aspetto d’indagine speculativa sul nostro modo di esser, di pensare. Incontriamo la sua profonda e affascinante tesi nella sua opera “Il mondo come volontà e rappresentazione” (prima edizione 1819), ispirato anche alle dottrine orientali, quali buddhismo e induismo. Elementi che si incroceranno con la corrente di pensiero illuminista e con i tratti del romanticismo, che andavano caratterizzando l’epoca. Una visione del mondo illusoria (la parola Maya significa, appunto, illusione), conosciuta come “fenomeno” si contrappone alla verità assoluta che, per Schopenhauer, è il “noumeno”: per raggiungere questa verità è necessario squarciare il velo immaginario che va caratterizzando la falsa percezione della mente umana. La realtà può rivelarsi e rendersi percepibile alimentando la creatività e la capacità critica, oggi per lo più assenti nella società. In questo modo ogni persona ha la possibilità di far conoscere caratteristiche, doti e idee personali.

Riconosco in questo giornale lo sforzo di chi vi scrive di fornire notizie e informazioni con la dovuta cura, dove la qualità – lo scrupolo nell’informare – fa premio sulla quantità, e per questi motivi lo apprezzo molto e lo segnalo a tutti coloro che posso raggiungere.

E sempre secondo il mio personale parere possiamo trovare una contemporanea linea di pensiero, che ben affianca quello di Schopenhauer, nell’attuale Matrix, laddove niente è come sembra in una realtà del tutto simulata.

Soffermarsi alla lettura superficiale di accadimenti e persone risulta azione parziale ma diffusa. Una coscienza indipendente da stereotipi imposi (o assimilati) ci accompagna verso la piena, reale essenza di libertà.

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