TECNOLOGIE EMOTIVE PER NAVIGANTI CONSAPEVOLI E NON: COSÌ È LA RETE

Viaggio nel web accompagnati da Gianmarco Stefanini esperto di nuove tecnologie
TECNOLOGIE EMOTIVE PER NAVIGANTI  CONSAPEVOLI E NON: COSÌ È LA RETE

IERI E OGGI – A sinistra, l’elaboratore elettronico Colossus, realizzato nel ’43; oggi, in spazi ridotti, abbiamo strumenti con milioni di informazioni.

 

di LOREDANA COSTANTINI

Siamo tutti monitorati? Forse sì. Se si tiene presente che dal primo pc “Colossus” – grande come due appartamenti, realizzato nel 1943 dagli inglesi per decifrare ogni giorno 4 mila messaggi segreti dei nemici – ad oggi di strada ne abbiamo fatta parecchia: abbiamo software sempre più sofisticati e di dimensioni accettabili, che sono in grado di entrare persino nell’emotività di tutti noi, capire cosa preferiamo fare del nostro tempo libero, cosa guardiamo al cinema, cosa prediligiamo mangiare e via dicendo.

Ci parla di questo il dottor Gianmarco Stefanini, classe 1964, tra i primi laureati in Scienze dell’Informazione – Informatica – nel 1988.

A ventotto anni apre con un amico MdS Consulting Marketing Strategics and CATI Research, Istituto di ricerche quantitative, tra i primi, appunto,  ad effettuare in Italia le ricerche CATI – computer aided telephone interview -, e arriverà ad avere 180 collaboratori e una prestigiosa Client List di multinazionali italiane e straniere.

Nel 2008 apre www.web-research.it S.r.l. e si dedica, tra i primi in Italia, alle ricerche semantiche, all’analisi sociosemiotica ovvero alle Web listening, per rispondere a una nuova realtà e necessità del mercato: l’analisi del mondo Web, la sentiment analysis, ovvero l’analisi di cosa il mercato reale e potenziale dice spontaneamente, senza nessuna distorsione. I suoi clienti hanno la possibilità di chiedere indagini con risultati riferiti al tempo reale ma anche a ritroso nel tempo fino a cinque anni, in modo da potere misurare efficacia ed efficienza d’interventi effettuati dall’azienda richiedente sui propri clienti. L’utilizzo di software basati sulle intelligenze artificiali, che emulano il funzionamento delle reti neurali, importati da U.K, USA, Canada, Israele e Cina, gli permettono di utilizzare in maniera semiautomatica l’analisi semantica e semiotica, associate alla psicometria e all’euristica, alla statistica e al calcolo combinatorio. I dati di alcune delle ricerche fatte da www.web-recearch.it S.r.l. sono stati pubblicati su Repubblica, Il Sole 24h, Italia Oggi, Milano Finanza e su altre testate sia cartacee che on line. Altri dati sono stati presentati mensilmente a Expo 2015 per tutta la durata dell’esposizione, all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, all’University of Edimburgh e periodicamente presentati nelle fiere e convegni quali Marca, Ecomondo, Green Retail Forum, Convegno annuale di AIQUAV.

Dal 2011 è anche permanent contributor di riviste specialistiche di settore quali Distribuzione Moderna, Mixer – già Food and Grocery -, In Store e delle versioni on line Mixer Planet e In Store Mag (di Fiera Milano Media Editore).

Dal 2012 ha affiancato alle sue attività anche l’insegnamento della matematica e della fisica al liceo scientifico.

 

VdMDottor Stefanini, che cos’è web-research.it  nello specifico?

 

È un Istituto di ricerche di mercato e consulenze di marketing che offre servizi rivolti a grandi aziende e multinazionali presenti nel mercato. Il web parla di noi, dei nostri servizi e prodotti, il web è diventato non solo una misura della nostra immagine, rappresenta esso stesso la qualità percepita dal nostro mercato di riferimento: lo ascoltiamo, lo utilizziamo per scoprire, analizzare, razionalizzare cosa i nostri clienti reali e potenziali pensano e dicono di noi.

Per fare ciò il nostro pool di ricercatori, statistici e psicologi, presenti nel settore delle ricerche di mercato da venticinque anni, utilizza software d’intelligenza artificiale, sia privati che sviluppati in ambito universitario in Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Giappone e Cina. Questi software, nell’analisi del web,  permettono di andare a ritroso nel tempo anche fino a cinque anni, con copertura  delle principali lingue, grazie anche alla collaborazione con una fitta rete di ricercatori locali.

  

VdM – Quindi voi aiutate le aziende a capire cosa dice il mercato analizzando il web di oggi e quello degli ultimi cinque anni, e qual è il vostro metodo?

 

Noi andiamo a  vedere cosa i privati consumatori scrivono liberamente a titolo personale nel web, poi li andiamo ad analizzare e quindi eliminiamo tutto quello che sono i siti proprietari, le news, la stampa specializzata e  rimaniamo in ambito social, blog e forum e lì con dei software di analisi semantica e la misurazione psicometrica andiamo ad analizzare i pareri che riguardano un determinato prodotto o un servizio o brand. Anche per personaggi esposti mediaticamente. Faccio un passo indietro… Fino a nove anni fa questa metodologia di ricerca non esisteva e si facevano le analisi essenzialmente in due modi: ricerche qualitative e ricerche quantitative. Qualitative voleva dire prendere un gruppo di consumatori, metterli intorno a un tavolo con un moderatore, uno psicologo esperto di ricerca di mercato, e si facevano una serie di domande a cui tutti dovevano rispondere su un determinato prodotto/ servizio di cui potevano essere consumatori o meno. L’altra metodologia, le quantitative, rovinate in seguito dai call center che cercavano solo di vendere i prodotti, era prendere un elenco anagrafico di consumatori, che potevano essere o clienti dell’azienda o potenziali clienti, e si faceva un’intervista telefonica, con un questionario, si definivano prima le domande da fare e si raccoglievano i dati, poi si misuravano da un punto di vista statistico, parliamo anche di cinquemila interviste. Erano ricerche predefinite, quindi decidevamo noi cosa chiedere ai consumatori e l’obiettivo era sapere che cosa il mercato reale o il mercato potenziale pensavano del mio prodotto e del mio servizio. Circa nove anni fa sono arrivati sul mercato dei software che in realtà esistevano da almeno dieci anni ed erano utilizzati solo in ambito militare e della sicurezza, sviluppati in Inghilterra, Israele, Stati Uniti, Canada e Cina. Quando si sente parlare di intercettazioni ambientali o piuttosto che è stata sgominata una cellula terroristica non si tratta solo d’intercettazioni telefoniche, bensì di sofisticate analisi della rete internet realizzate con l’impiego di questi software. Le faccio un esempio banale: mettiamo il caso che ci sia un derby e io le mandi una mail e scriva che vorrei far saltare per aria tutti gli avversari, in realtà non scatta nessun allarme perché i software semantici sono in grado di capire l’argomento e chi lo discute, ossia due tifosi. Viceversa, se scrivessero un messaggio del genere quelli di Al Qaeda, li intercetterebbero, eccome.

 

VdM –  Come funzionano questi software?  

 

Per esempio: vogliamo andare a vedere quello che i consumatori pensano in generale di un supermercato, diamo al software, come ricerca, il nome del supermercato, ma questi software non si limitano a contare quante volte compare il termine in oggetto e nemmeno a contare le associazioni, tenendo conto che io posso dare tutte le parole chiavi che desidero, ma subito il software si aggancia a dei vocabolari e analizza in maniera psicometrica i pareri che possono essere positivi, neutri o negativi. Noi siamo stati tra i primi a svilupparli in Italia. Hanno un’intelligenza artificiale, funzionamenti complessi.

 

VdM – Un altro esempio per noi che non siamo tecnici?

 

Mettiamo che vogliamo sapere, noi tifosi dell’Italia, come abbiamo giocato in una certa partita. Insrisco tutti i dati, lancio il software e oltre al resto trova magari una frase di due o tre righe dove io dico che il portiere è stato così e così, la difesa è stata forte, il centrocampo mi è piaciuto, in attacco abbiamo fatto pena. Quindi anche se l’ho scritto io ricercatore, in realtà sono quattro pareri. Viceversa trovo venti righe di qualcuno che dice che il portiere è un bel ragazzo, che dovrebbe mollare la fidanzata con cui sta insieme, che la maglia dell’Italia è brutta, ecco, questo non è un parere e non viene nemmeno conteggiato ai fini della ricerca che voglio fare. Con questi software si può analizzare la distribuzione nel tempo dei pareri, come ho detto possiamo tornare a ritroso e possiamo vedere se sono aumentati, come sono oscillati in funzione dell’aspetto umanitario, dei fenomeni sociali o culturali. Un esempio banale: del gelato si parla di più in primavera e in estate, molto di meno in inverno. Però potrebbe anche esserci che un picco corrisponda a una azione di pubblicità del mio cliente e lo stesso lo registro anche per la concorrenza. Poi vedo anche come oscillano le scelte durante i giorni della settimana e nelle fasce orarie della giornata, altrimenti le oscillazioni temporali ai fini della ricerca che sto facendo non servono a nulla. Poi si può vedere la percentuale di parere che trovo nei social e quella che trovo nei blog e nei forum, perché tradizionalmente i pareri lasciati nei social sono più superficiali, quelli lasciati nei blog e nei forum sono più approfonditi e questo mi dà una misura di come se ne parla. Poi andiamo a vedere l’influencer. Se la percentuale è 25% di influencer per prodotti e servizi, registrare una percentuale decisamente più bassa o più alta è un’indicazione. Poi possiamo avere il profilo socio-demografico per sapere da dove provengono questi pareri; posso sapere se è uomo o donna, dove vive, quanti anni ha e di che paese sia.

 

Monitorati e scrutati. Così siamo oggi. Fin nei nostri sogni? Forse no, i sogni sono ancora di nostra proprietà.

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