TEMPO – Riscopriamo anche gli attimi, così importanti nella nostra vita.

Alla ricerca di abitudini perdute

La riscoperta della quotidianità, di ciò che ci circonda, un valore aggiunto per tutti

Da diverse settimane l’Italia, in particolare la Lombardia, sta assistendo e cercando di reagire al virus Covid-19, inizialmente diagnosticato in Cina e ora diffusosi in tutto il mondo a tal punto che l’Oms ha dichiarato lo stato di pandemia globale.

Le disposizioni di “lock down” – chiusura totale – che guardavamo con un misto di curiosità e timore fino a gennaio in Cina, sono diventate ormai realtà anche qui in Italia. I negozi sono chiusi, salvo alimentari e farmacie, le strade sono deserte e i panorami sono ovunque desolati, come in un quadro metafisico. In un momento così anomalo le scale dei bisogni di Malsow – le motivazioni fondamentali della persona, cioè quella serie di fattori interni ed esterni che spiega perché l’individuo assume certi comportamenti in certi momenti – sono state rivisitate: dall’autorealizzazione del sé siamo ripiombati al dover garantire nuovamente i livelli di sopravvivenza e sicurezza. Siamo ridiscesi dal vertice della priamide ai primi gradini, con tutto ciò che ne comporta in termini di vita “sospesa”. Oggi più che mai ci sono dei fili comuni che ci legano e che ci fanno comprendere quanto gli equilibri precari, se scombussolati, possano destabilizzarci.

Le abitudini, quelle tanto bistrattate, date per scontate, sottovalutate, sono invece tra quegli elementi che tutti noi abbiamo in comune: noi siamo estremamente abitudinari. L’abitudine rassicura, è prevedibile e controllabile, l’abitudine ci allontana e poi ci riporta alle nostre sicurezze, alla nostra “comfort zone”, alla nostra base sicura. In un momento in cui il nostro libero arbitrio è sottoposto a delle limitazioni (di senso), anche le nostre certezze sono messe dunque in discussione. Questa anomalia può certamente essere una fonte di stress: in un momento di attivazione dovuta alla paura e alla preoccupazione tutti noi mettiamo in atto le nostre capacità di problem solving per ripristinare un equilibrio.

In questo momento tutti noi siamo dunque toccati da un’alterazione delle nostre abitudini e dall’incapacità di avere un controllo completo, quantomeno percepito, della situazione problematica. Il Covid-19 sta sottraendo tempo alle nostre abitudini, ma forse è arrivato il momento di restituirci un po’ di quel tempo perduto. Abbiamo ora tempo di pensare, tempo di annoiarci, tempo di convivere con noi stessi e con la nostra emotività. Non è facile scendere dalla giostra del multitasking – il passaggio, in tempi rapidi, dallo svolgimento di un’azione a un’altra – e capire che, forse, a volte, il classico monotasking – eseguire un compito alla volta – sia quello che resta poi impresso nella nostra memoria.

Diamoci dunque il tempo di rifiatare. Organizziamo le giornate cercando una continuità tra il “prima” e “ora”.

Pensiamo a quali possano essere quelle attività, lavorative o relative a hobby, che possiamo continuare a gestire da casa e che garantiscono una base sicura. Noi siamo quelli di ieri, manteniamo quindi, nei limiti delle regole, passioni, hobby, attività lavorative o di svago che ci facevano e ci fanno star bene, che “prima” ci aiutavano a gestire le fatiche. Questo potrà aiutarci a ridurre il livello di stress e ci darà dei “binari” a cui poter far riferimento.

Rispetto all’iperinformazione e alla nube mediatica che questo virus sta creando, tuteliamo la nostra mente da una sovraesposizione ai media.

L’informazione è un diritto, ma un paio di volte al giorno da fonti ufficiali è più che sufficiente per essere aggiornati senza essere suggestionati. Mai come in questo momento la televisione si sta riappropriando di un’autorevolezza talora perduta, anche se a volte, forse, esagera nella creazione di nuovi codici linguistici (quante volte dall’inizio della pandemia abbiamo sentito l’aggettivo draconiano?).

Diamo il giusto peso, inoltre, a tutto ciò che non arriva da fonti ufficiali, come notizie dubbie o catene virtuali diffuse sui vari social network. Ricordiamoci che la mente umana a volte gioca brutti scherzi e che, come disse Oscar Wilde in tempi non sospetti “L’uomo può credere all’impossibile, ma non crederà mai all’improbabile”.

Prima di sovraccaricarci psicologicamente di informazioni prive di fonti certe, dunque, ragioniamoci bene e diamo un tempo e uno spazio contenuto ad un certo tipo di giornalismo.

E infine, torniamo a parlarci, a confrontarci e ad ascoltarci. Questo consiglio è intergenerazionale. Condividere le proprie preoccupazioni con chi per noi è un punto di riferimento è importante, non tanto per trovare soluzioni, che in questo momento sono probabilmente fuori dalla nostra portata, ma per dividere con l’altra persona il carico emotivo (con-dividere). Siamo animali sociali, e lo possiamo riscoprire anche nel valore della comunicazione e dell’ascolto attivo. Ogni famiglia, in media, comunica 8 minuti al giorno. Rubiamo dunque del tempo al Covid-19 per parlare. Non troviamo soluzioni ma facciamo capire che ci siamo. Le soluzioni si troveranno a tempo debito. Non è tutto e sempre sotto il nostro controllo, non è tutto immediato, talvolta questo è frustrante, ma è un dato di realtà che a volte ci aiuta a contestualizzare i problemi e ridare una lista di priorità alle quali poter far fronte

Mai come oggi il tempo è troppo o e troppo poco, e noi, come dei bravi funamboli, ricostruiamoci passo a passo un nostro equilibrio.

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