L’arte di Liliana Moro: uno spazio visivo inconsueto a tutto tondo

L’arte di Liliana Moro: uno spazio visivo inconsueto a tutto tondo

di PAOLA TADINI

Parlare dell’espressione artistica di Liliana Moro significa pensare ad un’artista precorritrice dei tempi in fatto di sperimentazione estrema su più fronti. Un’arte dove la commistione di materiali risulta essere uno degli aspetti predominanti è una caratteristica che accomuna svariati artisti contemporanei. Liliana Moro, scegliendo questa linea, ha esordito con prove importanti già da qualche decennio, quando osare certe proposte poteva risultare di difficile apprezzamento o comprensione. Ma ogni artista ha la propria strada da percorrere e la necessità di sondare i terreni più imprevedibili. E Liliana Moro, con largo anticipo, ha sondato terreni artistici nuovi. La sua è stata una ricerca incessante dovuta ad una curiosità e una spinta interiori e spirituali straordinarie.

Liliana Moro interpreta da sempre la società ricostruendola a suo modo, con una visione personalissima e ardita. Le ambientazioni suggeriscono situazioni e atmosfere inconsuete, quasi a voler valorizzare anche elementi che non hanno di per sé grande valore. La volontà è forse quella di dare segnali diversi dal solito conformismo a cui la società è abituata. Provocare e sconvolgere nello stesso tempo, talvolta lasciare dubbiosi e incerti. L’arte è anche questo. Un’arte concreta dove anche lo sfondo ha la sua energia, il suo senso. Un’arte dove l’impatto visivo desta emozioni diverse e stati d’animo contrastanti.

Liliana Moro inizia il suo originalissimo percorso negli anni Ottanta partendo immediatamente da un linguaggio artistico estremamente libero da qualunque canone classico. Parte dal mondo dell’infanzia utilizzando gli elementi che più la caratterizzano: la favola e il gioco in particolare. Quasi una dissacrazione dell’arte per partire da un’altra angolazione, da un’altra visione altrettanto significativa e produttiva. Una modalità di comunicazione sicuramente inusuale, ma ugualmente avvincente e semplice al contempo. Una proposta che nessuno si aspetterebbe, ma che da subito colpisce, anche i più scettici. Singoli oggetti vengono scelti per catalizzare l’attenzione e per distogliere da immagini e realizzazioni scontate.

L’Accademia di belle Arti di Brera e il maestro Luciano Fabro hanno sicuramente inciso sulla personalità dell’artista. L’aver fondato nel 1989 con altri artisti lo Spazio di via Lazzaro Palazzi, attivo fino al 1993, ha ulteriormente offerto la possibilità a questa artista di esprimersi con una varietà di prove in un crescendo che le ha fatto coronare anche un notevole successo sia in Italia che fuori dai confini nazionali ed europei.

Nelle realizzazioni dell’artista sono presenti disegni, collages, sculture, realizzazioni sonore, rappresentazioni teatrali. Concepire l’arte non come una manifestazione unica nella quale racchiudere elementi caratterizzanti espressioni artistiche differenti richiede una riflessione profonda e sensibile per approcciare il lavoro da angolature non solo nuove, ma anche imprevedibili e talvolta impossibili. Non c’è solo l’intenzione di stupire, ma di cogliere oltre l’aspetto immediato esteriore. Il desiderio di andare a fondo, di voler scrutare tutto il possibile di quello che nell’opera si vuole manifestare e rappresentare.

Insieme al perfezionamento del valore dell’opera nel suo insieme, i lavori di Liliana Moro conquistano per l’importanza data anche alla forma, nella sua primordiale unicità, forma di oggetti all’apparenza semplici ma intrisi di significato e senso profondo, da reiterare ad ogni osservazione.

Gli iniziali lavori utilizzano un linguaggio semplice, non ambiscono ad interpretare la realtà, ma ad evidenziarla, a isolarla in contesti maggiormente ristretti e quindi più comprensibili. L’artista gioca con le parole e il silenzio, con il tempo passato. Si diverte quasi ad inserire oggetti quotidiani e comuni in contesti solo all’apparenza fuori luogo.

Lentamente il tema dell’infanzia lascia spazio all’evidenziazione del rapporto tra interno ed esterno. Sempre più spazio è dato al suono, alle parole, ai video, alle sculture. La realtà è rappresentata nella sua concretezza e nudità. Tutto è meno velato rispetto al tempo dell’essere bambini.

I lavori di Liliana Moro centrano l’obiettivo, le opere quasi scarnificate e ridotte all’essenzialità, emergono ancora più prepotenti sulla scena. Il contesto generalmente le valorizza. Ecco allora numerosi vasi di vetro di differenti misure distribuiti sul pavimento a creare un effetto esclusivo. L’estrema semplicità di alcune realizzazioni lasciano stupiti per l’impatto comunque forte, ricco di un’energia sprigionata da quello che gli oggetti stessi evocano.

Liliana Moro ha seguito negli anni un percorso condividendolo anche con altri maestri, sia sulla scena nazionale che internazionale. Ad un certo punto la presenza dei media ha influenzato e condizionato gli artisti. I mezzi di comunicazione odierni hanno rimesso in gioco l’operato di numerosi artisti che hanno dovuto con essi confrontarsi. Ne è scaturito il desiderio di dare voce a una modalità di comunicazione diversa, anche talvolta opposta, dove l’estrema delicatezza e diversità dei toni si percepiscono nelle opere e nelle esposizioni che via via l’artista realizza. Ecco allora che le opere contengono frammentarietà, svelano fragilità.

Liliana Moro crea pertanto lavori nei quali l’unicità è la caratteristica essenziale ed altri nei quali l’opera e lo spazio che la contiene si scambiano quasi le parti. Si crea la condizione per vivere un’esperienza concreta, dove anche il luogo dell’esposizione ha grande valore.

Il gruppo scultoreo in bronzo costituito da cinque cani in lotta tra di loro (Underdog, 2005) è un esempio chiarificatore di opere dove un’unica immagine deve colpire lo spettatore: gli animali si azzannano e si guardano. I gesti sono congelati aumentandone la forza e il valore.

L’artista, in altre opere, inverte il rapporto tra contenitore e contenuto, dove lo sfondo (il contenitore) è in primo piano e la figura sullo sfondo. Prevale la percezione dell’opera-contenitore rispetto a quella dei lavori esposti. Grazie a questo ribaltamento Liliana Moro costruisce le condizioni per un’esperienza ancora una volta essenziale e per nulla astratta, circoscritta allo spazio espositivo e del tutto reale allo stesso tempo. Per esempio in “Endgame” (Galleria Emi Fontana, 2009) è presente un lavoro audio, un registratore a muro che trasmette suoni poco puliti, si percepiscono rumori di strada, una voce femminile ogni tanto interrompe la trasmissione. Veniamo attirati da quello che solitamente ignoriamo, evitiamo e consideriamo di poco conto come la realtà della strada, delle città dove invece, spesso, la nostra vita si evolve, dove la vita sociale degli umani si manifesta e della quale facciamo parte. Ecco allora la visione a terra di bicchieri semplici e calici raffinati, bicchierini da liquore, vasi e vasetti vari, portacenere, portacandele.

Il suono è un altro elemento imprescindibile e caratterizzante alcune opere dell’artista: è un’esperienza completa, è vivere l’opera con ancor più ricchezza. Ma l’autrice non si ferma al suono, gli accostamenti nelle opere di Liliana Moro coinvolgono materiali quotidiani, come il vetro, il ferro, la carta. Gli esiti sono ricchi di effetti visivi unici e irripetibili che collocano l’artista tra gli esponenti più originali del panorama artistico contemporaneo, invitando lo spettatore a fare parte del suo mondo così piacevolmente interpretato e rielaborato.

LILIANA MORO

Liliana Moro è nata nel 1961 a Milano, dove vive e lavora. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera con Luciano Fabro. Fonda, insieme ad altri artisti, lo Spazio di Via Lazzaro Palazzi a Milano (1989-93), dove nel 1990 allestisce la sua prima personale. Da questa esperienza nasce anche la rivista Tiracorrendo, di cui Moro è animatrice e redattrice. Realizza opere ambientali, disegni, collages, sculture, progetti teatrali e installazioni sonore. Ha partecipato a numerose collettive di rilievo.
Insegna all’Accademia di Bergamo e ha insegnato allo IUAV di Venezia. In qualità di master, ha partecipato a numerosi workshop della Fondazione Spinola-Banna.

Mostre Personali

  • Galleria Emi Fontana Milano
  • MUHKA Antwerpen (1996)
  • Galerie Michel Rein Paris (1998)
  • Galerie Mehdi Chouraki Berlin (2004)
  • Fondazione Ambrosetti Brescia (2004)
  • Oggi che tutto appare, nella chiarezza del vuoto, ho la libertà di guardare la neve, Seconda Edizione Arte Contemporanea sul Lago Maggiore, con Robert Wilson, William Kentridge; a cura di Adelina von Fuerstenberg (2006)
    Film, Galerie Greta Meert, Bruxelles (2006)
  • West of Rome e The Italian Cultural Institute, The Spazio Italia Gallery, Los Angeles (2007)
  • This is the end, Careof e Viafarini, Milano a cura di Milovan Farronato (2008)
  • Galleria Francesco Pantaleone Palermo / Milano (2008 / 2015 / 2017)
  • Fondazione Antonio Ratti Como (2012)
  • Fondazione Zegna All’Aperto opera permanente, Trivero Biella (2015)

Mostre Collettive

  • Documenta IX Kassel (1992)
  • Aperto XLV Biennale di Venezia (1993)
  • Castello di Rivoli (1994)
  • Quadriennale di Roma (1996 / 2008)
  • Moderna Museet Stoccolma (1998)
  • PS1 New York (1999)
  • De Appel Amsterdam (1999)
  • I Biennal de Valencia (2001)
  • Donne Donne, Palazzo Strozzi, Firenze, a cura di Adelina Von Fürstenberg (2005)
  • Three exhibitions, CCAC California College of Arts and Crafts, Wattis Institute, San Francisco (2005)
  • Il vuoto al centro, sedi varie, Comune di Montesilvano (PE), a cura di Emanuela De Cecco e Tullio Ponziani (2006)
  • Il Buco. 4 artisti ogni due settimane, Galleria Pio Monti, Roma, a cura di Achille Bonito Oliva, David Peat (2006)
  • EGOMANIA, Galleria Civica, Modena, a cura di Milovan Farronato (2006)
  • Il Potere delle Donne, Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Trento, a cura di L. Beatrice, C. Bourgeois, F. Pasini (2006)
  • Italy Made in art: Now, MOCA, Museum of Contemporary Art, Shanghai, a cura di Achille Bonito Oliva (2006)
  • Confini – Boundaries, MAN, Nuoro, a cura di Cristiana Collu, Saretto Cincinelli, Roberto Pinto (2006)
  • Idea. Disegno italiano degli anni novanta, Istituto Nazionale per la Grafica, Palazzo Fontana di Trevi, Roma (2006)
  • Elsewhere?, Galleria Emi Fontana, Milano (2007)
  • Camera con vista. Arte e interni in Italia 1900-2000, Palazzo Reale, Milano, a cura di Luigi Settembrini e Claudia Gian Ferrari (2007)
  • Mentalgrafie, Tel Aviv Museum of Art, Tel Aviv, a cura di Demetrio Paparoni (2007)
  • 3500 cm2 – L’arte contemporanea attraverso i poster, Palazzo Lantieri, Gorizia, a cura di Lorenzo Benedetti (2007)
  • Archivio di Stato, Torino, a cura di Laura Cherubini, Giorgio Verzotti (2007)
  • Italics, Palazzo Grassi Venezia (2008)
  • La Magnifica Ossessione Mart Rovereto (2012)
  • MAMbo Bologna (2013)
  • Ennesima Triennale Milano (2015).

Bibliografia

  • Achille Bonito Oliva, Minimalia: an Italian vision in 20th-century art, Milano 1999.
  • Emanuela De Cecco, Zingonia. Arte integrazione multiculture: Stefano Arienti, Gennaro Castellano, Liliana Moro, Luca Vitone, Milano 2001.

Cataloghi monografici

  • La Fidanzata di Zorro, testi di Cecilia Casorati e Loredana Parmesani, edito Skira Milano
  • Moi, testo di C.Casorati, Fondazione Ratti, Como edito Black Dog London
  • 29,88 KMQ, Fondazione Zegna All’Aperto,Trivero, edito Mousse Milano.

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