Carte antiche di uomini illustri sul tavolo dell’esperto, per una verifica dell’autenticità

Incontro con Laura Nicora, perito antiquario. “Per la stima del valore importante anche determinare la provenienza di un documento. Molti i falsi in circolazione”
Carte antiche di uomini illustri sul tavolo dell’esperto, per una verifica dell’autenticità

RARITA’ – Ecco alcuni documenti con firme di personaggi storici.

“Ecco, prego, qui c’è Puccini, lui è Bellini, poi c’è Ravel… Ah, scusi, anche Bruno Munari, e lui è Pablo. Picasso, naturalmente”.

No, non ci troviamo dentro una strana macchina del tempo, in giro per i secoli, ma nello studio di Laura Nicora, che ha sistemato sulla scrivania, per l’occasione, un campione dei materiali preziosissimi  – lettere autografe, libri antichi, partiture originali, biglietti da visita – sui quali quotidianamente lavora [FOTO 1].

Laura Nicora è esile e delicata, con lunghi capelli biondi intorno ad un viso piccolo ma energico, deciso e insieme romantico,  e si muove con leggerezza intorno a queste carte, altrettanto leggere per la loro fragilità di struttura e l’età, quanto gravide di contenuti per le firme che portano su di sé da secoli.

È nata a La Spezia, ma vive e lavora a Milano da molti anni. I suoi sono 47, e da ben venti opera in questo ambito. Si è diplomata in pianoforte e laureata in Musicologia ma ha anche studiato paleografia, filologia e biblioteconomia. Ha iniziato il percorso lavorativo nelle biblioteche (tra le quali quella del Conservatorio di Milano e del Teatro alla Scala) per accostarsi quindi al mondo dell’antiquariato. Con il tempo, sono stati l’esperienza e il molto lavoro – anche per l’assenza di percorsi didattici specifici – a conferirle una competenza alta e certamente non comune.

VdM – Dottoressa Nicora, qual è dunque il suo mestiere?

“Analizzo libri antichi, manoscritti e autografi per una verifica sull’autenticità, la provenienza e la stima del valore. Lavoro per diversi committenti: case d’asta, privati, librerie antiquarie, mi occupo di stime assicurative e sono consulente tecnico d’ufficio per il  tribunale di Milano”.

VdM – Per verificare l’autenticità di un manoscritto da cosa parte? Ha collaborato anche per la rivista Charta: riesce dunque a valutare la qualità e il tipo di supporto cartaceo?

“È importantissimo. La filigrana cambia a seconda delle epoche e delle zone, e se in una lettera, ad esempio, non corrispondono data e tipo di filigrana usata in quel periodo storico questo è un campanello d‘allarme che ti dice che qualcosa non funziona”.

VdM – Quindi: analisi della carta, ovviamente della grafia, e poi?

“Il contenuto. Mi è capitata una lunga lettera di Leopardi a Giordani. Anzitutto la grafia era estremamente “sospetta”, di chi cerca di scopiazzare. Consideri che una lettera di Leopardi, anche già pubblicata, la si paga anche 15mila euro e se molto lunga e inedita molto di più, mentre in questo caso il signore mi dice di averla acquistata per 5mila euro, dichiarandosi soddisfatto per l’affare. Io la guardo e penso che l’affare l’ha fatto che gliel’ha venduta! In pratica era successo questo: da un libro antico avevano staccato il foglio di guardia (il foglio bianco all’inizio) e vi avevano scritto ‘Caro Giordani’…, eccetera eccetera, con tanto di città – Bologna – e data. In Leopardi trovi una profondità che in quel falso non risultava. Ad esempio vi si legge: “[…] Parlami senza timore di verità e di ferire l’amico tuo. […] Quindi apri l’animo e dai campo libero alla penna! Io vorrei fuggir dal clima insalubre di Bologna […]”. Anche se scritto con stile arcaico, il testo è banale. Il contenuto era completamente inventato. Quella carta è un falso, come si evince anche dal confronto della grafia tra un autografo vero e un falso [FOTO 2 e 3]. La lettera è datata 18 giugno 1826. Effettivamente in quei giorni Leopardi era a Bologna, ma tutto il resto è invenzione.

E c’è una differenza tra i falsi fatti apposta, per fregare il prossimo, e copie che, soprattutto nell’800, venivano riprodotte tal quali, autografo compreso, ai soli fini di avere una versione uguale all’originale, senza intenzione di delinquere. Poi però negli anni c’è chi le ha messe sul mercato spacciandole per autografe. Il contenuto è appropriato, ovviamente, ma non si tratta di originali e non valgono niente”.

VdM  – Vada pure avanti a parlarmi delle cose che ha sul tavolo…

“Questa lettera è firmata da Michele Novaro, siamo nel 1860. Novaro ha scritto la partitura dell’inno nazionale italiano, anche se tutti lo conoscono come inno di Mameli. Scrive a Francesco Lucca [FOTO 4], insieme a Ricordi uno degli editori musicali più famosi dell’800. Comunica che questo concerto fu fatto eseguire al Teatro Carlo Felice di Genova  e “fece fanatismo”. La carta come vede aveva un timbro a secco, tipico di quegli anni, e lo stesso foglio, ripiegato, si chiudeva a busta per poi essere sigillato con ceralacca e spedito. Questa è autentica, ma capita di trovare lettere di quell’epoca senza una piegatura della carta. Altro campanello d’allarme: perché non è stata spedita?”

VdM –Lei è anche un po’ detective!

“Devo prendere in considerazione tutte le possibilità…”

Laura Nicora intanto piega la lettera con mano agile e veloce. Legge il terrore nei miei occhi e mi rassicura ridendo: “non l’ho rovinata eh? Stia tranquilla, non è successo niente”.

VdM – Bisogna avere una cura particolare nel conservare queste carte…

“Sì, non devono subire sbalzi di temperatura, e stare in ambiente né troppo umido né troppo secco. I documenti devono essere conservati all’interno di una carta speciale che si chiama “non acida”, e che infatti tiene sotto controllo il pH”.

Ed ecco che l’esperta prende due fogli in mano, delicatamente… E due amanti si ritrovano sul tavolo. D’annunzio e la Duse [FOTO 5]. Non si tratta in questo caso di lettere scambiate tra loro, ma è interessante confrontare le grafie.

“D’Annunzio riesce a creare una sorta di capolavoro anche visivo quando scrive. Guardi che tratto ampio. Di un esteta. E guardi quello della Duse…”

VdM – Senza offesa, da gallina.

“Una donna complicata, certamente. A volte è difficile trascrivere i contenuti. Devi entrare nel tratto dei personaggi, alcuni sono immediati, altri no. E poi dipende dai casi: in questa lettera è evidente che D’Annunzio vuole essere compreso. Lei no, scriveva ad un amico, non era una missiva ufficiale. Per gli appunti per sé era anche peggio…”

VdM – Scrive anche in verticale sui margini.

“Sì, nell’800 e a inizio 900 c’è un’abitudine a scrivere così, non si tratta di un vezzo della Duse, è per risparmiare carta, molto costosa.

Ma entriamo nel mondo dell’arte! Guardi questo libro: è il catalogo di una mostra di Pablo Picasso, allestita quando lui era ancora in vita”.

Apre la prima pagina e ci mostra… un disegno autografato! [FOTO 6] Con dedica a tale Madame Helene.

“I casi sono due: o Picasso ha omaggiato Helene di questo libro oppure la signora l’ha comprato e ha chiesto a lui una dedica.  Il libro in sé vale relativamente poco, circa 200 euro, ma con questo disegno…

E poi le “Forchette” di Bruno Munari. Questi libricini valgono alcune centinaia di euro l’uno. Qui, vede, c’è un difetto: la plastica protettiva è un po’ rovinata, e i collezionisti queste cose le guardano eccome. La mia valutazione deve tenerne conto”.

Sempre di Munari campeggia sulla scrivania un biglietto d’auguri geniale, design su carta: uno strumento musicale a corde [FOTO 7] che, ci dice, andrà prossimamente all’asta.

“Questo invece è Bellini! [FOTO 8] È il foglio di una partitura, con la scritta “Autografo di Vincenzo Bellini. I suoi fratelli Mario e Carmelo Bellini”. I fratelli di Bellini, morto abbastanza giovane, strappavano queste pagine e le regalavano, curandosi di indicare che si trattava di un originale. La prima cosa che penso, quando vedo questo tipo di materiale, è se qualcuno lo abbia sottratto da qualche partitura conservata in una biblioteca pubblica, cosa purtroppo accaduta. Ogni pagina come questa può valere molti soldi. Per capire se si tratta di un originale hai bisogno di conoscere la musica e gli autori”.

VdM – E qui lei va forte, vista la formazione iniziale in musicologia.

“Già. E sa cosa scopro? Che si tratta del finale di uno dei cori più celebri dell’800! È ‘Guerra guerra’ dalla Norma, uno dei cori risorgimentali utilizzato contro gli austriaci a Milano.

Le faccio sentire! (E mi porta al pc).  Senta le trombe! “

[Ascoltate anche voi: https://www.youtube.com/watch?v=hyeAEfplbhg]

“Aspetti, è qua è qua! Questo è il punto della partitura … mi sono emozionata quando l’ho scoperto”.

Allo stesso modo sembra illuminarsi di primigenia emozione quando guarda tutte le altre meraviglie in bell’ordine sul tavolo, e le prende in mano, e ce le mostra… il biglietto da visita di Brahms, un abbozzo dei ballabili dell’Otello di Verdi, un Mazzini con la calligrafia illeggibile, un Paganini che scriveva su carta rosa, e Ungaretti con la penna verde. A ognuno i suoi vezzi.

Infine, ci racconta l’ultimo aneddoto.

“Un anziano signore voleva vendere la sua collezione musicale. ‘Questo non vale niente con ‘sto autografo falso’, mi dice[FOTO 9]. Ma io riconosco la calligrafia. È quella giovanile di Toscanini. Ben diversa, ovviamente, dall’autografo dell’età adulta [FOTO 10]. In quel periodo stava ancora studiando composizione. La grafia evolve per tutti nell’arco degli anni e serve considerare anche questo per stabilire l’autenticità”.

Quando dobbiamo salutarci, Laura Nicora ha ancora in mano una foto (anzi, una rara e preziosa platinotipia, fatta da Alfredo Ornano ) del 1903 di Puccini a Torre del Lago [FOTO 11] dedicata a una signora.

E continua a raccontare: “…Puccini era uno che oltre ad avere talvolta una grafia poco comprensibile si permetteva un linguaggio assai triviale. Bestemmie, improperi, doppi sensi. Alcune lettere sono divertentissime”.

E non era l’unico: “Il libretto di Scribe e S. Georges sarà magnifico, ma io non verrò un cazzo a Parigi come l’anno passato senza aver fatto patti chiari ed amicizia lunga” ha scritto papale papale in apertura di lettera Donizetti a Michele Accursi, colui che firmò il libretto del Don Pasquale.

Tra vezzi e parolacce si destreggiavano dunque anche gli illustri signori, su pergamene e carte antiche, ora così preziose.

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