Export: made in Italy vincente in tutto il mondo
Precisione, qualità, design caratterizzano la produzione

Claudio Rotti (presidente Aice): le nostre aziende al top in ambito internazionale. Esportati beni per un controvalore di oltre 410 miliardi di euro
Export: made in Italy vincente in tutto il mondo <br>Precisione, qualità, design caratterizzano la produzione

MADE IN ITALY – Food, moda e arredamento, le tre carte vincenti nel mondo.

di PAOLO CORTICELLI

Nessun timore per la svalutazione del dollaro; il made in Italy si conferma come brand di assoluto rilievo qualitativo nel mondo; una minore fiscalità e una maggiore attenzione nell’allocare le risorse per promuovere la nostra produzione.

In sintesi, questo il pensiero pragmatico, operativo, molto attento allo scenario dei mercati internazionali del presidente dell’Aice, l’associazione italiana commercio estero, Claudio Rotti. Coniugato, con due figli, Rotti è alla guida dell’Aice – che conta circa 1000 associati, – dal 1997. Conosce tre lingue, e in oltre cinquant’anni di attività ha operato con proprie aziende esportando un po’ in tutto il mondo  impianti completi e macchinari nei diversi settori industriali.

Ci riceve nel suo ufficio di corso Venezia, sede della Confcommercio Milano Monza Brianza.

VdM – Dottor Rotti, entriamo subito in argomento: questo dollaro indebolito vi infastidisce?

“Certamente crea qualche problema nelle esportazioni verso gli Stati Uniti, ma la cosa non ci preoccupa più di tanto: le aziende nostre associate registrano un incremento nelle esportazioni, rispetto al 2016, pari al 22% (si tenga presente che l’Italia ha esportato beni per un controvalore di 411,29 miliardi di euro, come informa il ministero del commercio estero, n.d.r.). Siamo solidi nei comparti alimentare – il vino, in particolare, ha sbaragliato il campo ovunque, battendo i francesi -, abbigliamento, arredamento, senza tralasciare quelli delle macchine utensili, delle nuove tecnologie, della grande illuminazione, degli impianti sportivi”.

VdM – Quali i mercati più sensibili al richiamo del made in Italy?

“Senz’altro proprio gli Stati Uniti, che rimane tutt’oggi il mercato dove la domanda di prodotti italiani è in costante ascesa. Costituisce senz’altro una piacevole sorpresa l’Australia: i principali  ristoranti di Sidney e Melbourne, giusto per esemplificare, sono italiani, con nostri prodotti – anche l’arredamento, il design – e il personale. Sono molti i giovani che si trasferiscono in quel Paese. Poi senz’altro la Cina: pensi che Aice è stato fra i primi soggetti a concludere un accordo di collaborazione con Alibaba quando il colosso del commercio elettronico era appena nato. Sono in grado di consegnare 450 milioni di pacchi in una giornata! Comunque in tutto l’Oriente il trend è in netta crescita”.

VdM – E l’Europa? Qui troviamo anche degli “energici” concorrenti…

“Certamente Gran Bretagna, Francia e Spagna sono nostri competitor, ma ritorno alla considerazione che ho fatto prima: qualità, design, precisione (soprattutto nelle macchine utensili, nella robotica) caratterizzano la produzione italiana e la rendono vincente. Esportiamo in maniera significativa anche in Germania, che apprezza molto proprio quelle caratteristiche, quei valori, direi, che siamo in grado di trasfondere in ciò che realizziamo”.

VdM – Dottor Rotti, esprima qualche desiderio, con l’auspicio che si realizzi già in questo 2018.

“Vediamo… Vorrei che le nostre aziende avessero le facilitazioni di cui godono quelle tedesche. Quali? Quando si propone un’offerta in ambito internazionale non si deve proporre soltanto il prodotto e il costo, bensì è importante l’offerta finanziaria, la cui voce principale riguarda le modalità di pagamento, gli sconti. In Germania questo è possibile grazie alle agevolazioni previste dal governo. Poi vorrei che si facesse di più per promuovere i prodotti italiani all’estero, sempre e soprattutto partendo dal settore alimentare, dalla moda, dall’arredamento: bisogna finanziare campagne promozionali anche ‘aggressive’ sotto il profilo del messaggio. Oggi si fa poco e si fa male, nel senso che, come detto, manca una linea d’intervento coordinata e un controllo rigoroso su ciò che si spende. E le carte vincenti le abbiamo in mano noi”.

 

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