Rieccomi! Questa è la “mia” Isola…

di NINO FORMICOLA

Se c’è qualcuno che pensa che andare all’Isola dei famosi significhi divertirsi, anche litigando, e cercare di “cuccare”, giocando anche a “fare gli scemi”, se lo tolga completamente dalla testa, è un “malato”.

È stata  un’esperienza unica, irripetibile. Un’avventura, questo sì, dove si lotta per sopravvivere, soprattutto all’inizio, e per condividere la vita di tutti i giorni con persone che non si conoscono, se non per quello che le cronache ci hanno detto di loro.

Gli inizi, che incubo! Con 50 grammi al giorno di riso a testa bisogna subito darsi da fare per completare pranzo e cena. C’è da accendere un fuoco, senza accendini, fiammiferi o altri strumenti che creino combustione. E uno dice: ma i boy scout lo fanno. Sì, ma non su un’isola di sabbia, con una vegetazione particolare – pochi ramoscelli, niente paglia o legname sottile che aiuta ad avviare la fiamma. E quel fuoco va curato, per evitare che si spenga.

La pesca, che passione! Sì, ma bisogna saperci fare e se non hai mai pescato neanche un alborella con la retina, ti voglio vedere. Certo, i granchi reali hanno… aiutato. Poi c’è stato chi ha pescato qualche bel pesce.

Fare una tenda, che problema! Sì, perché all’inizio si pensava di aver realizzato una buona copertura, ma al primo acquazzone si è disfatto tutto. Allora devi far tesoro di quanto hai osservato: quali foglie usare e come intrecciare le corde; come sistemare e orientare la tenda, considerando come si orientano i venti… e via di questo passo. Vi garantisco che dopo aver dormito seduti per una notte, dato che c’era stato un nubifragio, in mezzo alla sabbia umida.

Però, una volta capiti gli arcani, hai tempo anche per pensare. E anche questa è stata un’esperienza unica: rivaluti il tempo. Hai ben vivida nella mente l’immagine di chi ami riamato, e questo è il pensiero guida. Oltre a pensare a chi ti manca, ti accorgi anche di cosa avverti l’assenza: i libri, nel mio caso.

Quando torni ti rituffi nella quotidianità che ritrovi con piacere. Anche se chiassosa e routinaria. Però a volte volgi lo sguardo verso il tramonto e, chissà perché, pensi: chi avrà mantenuto acceso il fuoco? Che sciocchezza, vero? Mah… quell’isola, in qualche modo ti rimane dentro.

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