#SaveOlegSentsov e la lettera
ai G7

Un appello per liberare i prigionieri politici. Il regista crimeano, detenuto in Siberia, ha iniziato uno sciopero della fame
#SaveOlegSentsov e la lettera<br>ai G7

MANIFESTAZIONI PER OLEG – In alto a sinistra, flash mob al Film Festival di Berlino; qui sopra, analoga manifestazione a Times Square a New York. A sinistra, Oleg Sentsov in carcere.

di MARUSIA CIURAI

 

“Egregi Signori, vi ringrazio molto per ciò che voi e i vostri Paesi state facendo per l’Ucraina. Abbiamo ancora molto da fare noi stessi ma soprattutto, con il vostro aiuto, ad esempio, vincere questa guerra ibrida con il nostro nemico. Per quanto riguarda la situazione con i prigionieri politici ucraini [in Russia], spero che possiate fare qualcosa per risolvere i loro destini e non concentrarsi su una sola persona, come per esempio me, ma aiutarne il più possibile. Buona fortuna per il vostro difficile lavoro! Gloria all’Ucraina!” Queste sono le poche righe scritte il 5 giugno dal regista ucraino crimeano Oleg Sentsov, da 4 anni prigioniero politico nella Federazione, e rivolte ai capi di 7 Stati più industrializzati del mondo, in occasione del summit che si svolge a Charlevoix, in Quebec l’8 e il 9 giugno.

Bisogna raccontare in breve la storia di Oleg Sentsov, il regista e scrittore ucraino crimeano che il 13 luglio dovrebbe compiere 42 anni (perché “dovrebbe” lo capite più avanti), ma dal 10 maggio del 2014 è prigioniero politico del Cremlino, arrestato subito dopo il cosiddetto “referendum” organizzato con il supporto militare dalla Federazione Russa nella penisola di Crimea, successivamente annessa: l’annessione non è riconosciuta dall’UE e, inoltre, si è scatenata la guerra nell’est Ucraina, quella del Donbass. Da qui le sanzioni contro la Russia, di cui è previsto il rinnovo per fine giugno.

La rivoluzione della dignità

Oleg Sentsov, patriota ucraino e con una posizione molto attiva durante le proteste antigovernative e pro europee nell’inverno del 2013-2014 conosciute come la Rivoluzione della Dignità, o Euro Majdan, è stato solo uno di tante vittime dell’apparato repressivo russo contro i cittadini ucraini in Crimea e in Donbass. Dopo l’arresto sono arrivate le false accuse di terrorismo, che sono state basate sulle confessioni (estorte con pestaggi e torture) di altri crimeani arrestati nello stesso periodo. Uno dei finti testimoni, Gennadiy Afanasjev, ha negato nella sala del tribunale le sue confessioni contro Sentsov, confermando che sono state fatte dopo le atroci torture.

Nonostante ciò Sentsov è stato condannato a 20 anni di prigione di cosiddetto “regime severo”. Adesso si trova, dopo la tappa in Jacuzia, nel lager “Orso bianco” in Jamalo-Nenetsky regione, nella Siberia dell’Ovest, un posto “perfetto” che rimanda alle immagini del gulag di tempi remoti, a 6000 chilometri dalla Crimea.

 

Nella sua breve e intensa “ultima parola”, concessagli dal giudice dopo la pronuncia del verdetto del tribunale, il regista con indosso una T-shirt con i ricami ucraini, ha fatto un breve discorso, che sicuramente ha fatto tremare tutti i funzionari nel mantello nero e i poliziotti presenti nella sala del tribunale a Rostov-on-Don, e ha concluso con queste coraggiose parole piene di dignità: “Non ho paura di questi vent’anni di prigione, perché sono sicuro che l’epoca del regno del nano sanguinoso nel vostro Paese finirà prima”. E ha aggiunto guardando i giudici: “Non vi voglio chiedere nulla, a proposito di clemenza. La corte degli occupanti non può essere giusta. Voglio dire qualcos’altro… cosa voglio augurare alla parte informata [onesta] della Russia, a imparare di non aver paura”. Dopo insieme ad altro accusato con lui, Oleksander Kolchenko, hanno cantato l’inno ucraino. Una scena da brivido.

 

Sono passati quattro anni, quattro anni di sforzi dell’Ucraina come stato, e di tanta gente non indifferente, in Ucraina e nel mondo, di personaggi di cultura e del cinema mondiali, come quasi l’intera European Film Academy, nei tentativi di liberare Sentsov, personalmente Johnny Depp e Meryl Streep. Ma tutto è stato finora inutile, perché a qualcuno le parole sul “nano sanguinoso” bruciano ancora le orecchie. Purtroppo, il 14 maggio è arrivata la preoccupante notizia dalla Siberia: Oleg Sentsov, avendo capito che il mondo non è in grado di influenzare il Cremlino, ha dichiarato uno sciopero della fame a tempo indeterminato сon la richiesta di rilascio di tutti i prigionieri politici ucraini. Come ha riferito il suo avvocato, Dimitri Dinze, l’idea di Oleg era o di attivare le mosse decisive, o morire durante il campionato mondiale di calcio, tanto caro al presidente russo, come l’unico modo di attirare l’attenzione del mondo al problema dei prigionieri politici nelle carceri della Federazione Russa. L’avvocato ha aggiunto che, condannato illegalmente in Russia, Il regista ucraino è pronto per la morte e rifiuterà l’alimentazione obbligatoria, già imposta dai medici del carcere siberiano. Perché le poche e limitate notizie da una sperduta cittadina Labytnanghi in Siberia arrivano sempre più preoccupanti: Oleg, già cagionevole di salute dall’infanzia, sta male, è sempre più debole, sta perdendo i denti. Secondo i medici si può aspettare gli effetti ancora più pericolosi per la vita dopo i trenta giorni di fame. Il regista beve solo acqua tiepida e ha accettato le flebo, ogni giorno, di un litro di glucosio. L’avvocato ha riferito che Sentsov è giunto al suo limite ed è pronto alla fine fatale…

 

Manifestazioni in tutto il mondo

 

In questi giorni tra il 1° e 2 giugno in tante città ucraine e in tutto il mondo, a Parigi, Ottava, Varsavia, Lisbona; Riga, New York, altri sono state organizzate le manifestazioni di supporto di Oleg Sentsov con hashtag #SaveOlegSentsov, e di proteste contro il regime russo e il presidente Putin che ha rinnovato la pratica staliniana dei prigionieri politici. Nelle carceri della Federazione, secondo i dati del Ministero degli esteri dell’Ucraina, si trovano 64 cittadini ucraini, i prigionieri politici, tra cui tanti tatari di Crimea che non hanno accettato l’annessione della penisola o i patrioti ucraini. Alcuni di loro come Volodymyr Balukh fanno anche lo sciopero di fame, lui più di 80 giorni. Tra i prigionieri del regime c’è anche il giornalista Roman Sushchenko, il corrispondente di Agenzia UkrInform in Francia, accusato in spionaggio contro la Russia e condannato il 4 giugno dalla corte russa a 12 anni di una rigida colonia di regime.

 

Il ministro degli esteri ucraino Pavlo Klimkin ha promesso di sollevare la questione dei prigionieri del Cremlino durante una riunione ministeriale in Danimarca e ha scritto così su Twitter: “Stiamo parlando non di politica, ma della vita e del destino delle persone. Sentsov ha proclamato uno sciopero della fame indefinito fino a quando la Federazione Russa non rilascerà tutti gli ucraini detenuti illegalmente. Balukh è anche in condizioni critiche. Dobbiamo fermare l’arbitrarietà della Russia!”

Purtroppo, il tempo di Oleg Sentsov scorre veloce… Durante la manifestazione in Times Square a New York i manifestanti vestiti da carcerati tenevano nelle mani le clessidre come il simbolo di un tempo molto limitato che rimane a Oleg. Si spera che lui non muoia durante il campionato, si spera che possa festeggiare il suo 42esimo compleanno in luglio, forse da uomo libero. Si spera che la sua frase rivolta ai giudici non avveri mai: “Non so quanto valgono le tue convinzioni, se non puoi difenderle o morire per esse”. #SaveOlegSentsov

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