IL DANUBIO IN UN CALICE
Boyan Boev racconta la Cantina Kaynardzha, il progetto Pink Pelican e i vini nati sulle rive del Danubio
La storia della Cantina Kaynardzha comincia nel 2001. In quel momento la cantina non dispone di attrezzature moderne e il vino viene prodotto secondo i vecchi metodi tradizionali. I vigneti acquistati dal nonno di Boyan е Mario Boevi sono solo della varietà Cabernet Sauvignon, le vigne si trovano a 10 km dal fiume Danubio e a 90 km dal Mar Nero, nel territorio del villaggio di Kaynardzha, da cui prende il nome anche la cantina.

Poiché non dispongono di varietà a bacca bianca, decidono di produrre un vino bianco da uve rosse, il cosiddetto Blanc de Noir da Cabernet Sauvignon. Così Kaynardzha diventa la prima cantina familiare in Bulgaria a produrre vino bianco, rosé e rosso da un’unica varietà d’uva. Ancora oggi i vigneti vengono coltivati senza l’uso di pesticidi, insetticidi e fungicidi sistemici.
Nel 2007, grazie alle informazioni ricevute dagli anziani del villaggio, il padre scopre che i vigneti di Cabernet Sauvignon erano stati piantati nel 1968 nell’ambito di una collaborazione tra il Giappone e la Bulgaria. Dopo numerose analisi del terreno, i giapponesi e i loro consulenti avevano individuato nel territorio vicino al villaggio di Kaynardzha il luogo più adatto per piantare 550 decari di Cabernet Sauvignon. Alla parte bulgara spettava il compito di coltivare le vigne e produrre il vino, che veniva poi spedito in Giappone via mare.
Oggi sopravvivono soltanto 27 decari di quei vigneti, che la famiglia cerca di preservare. Il suolo è una terra nera lisciviata, con un secondo strato carsico molto ricco. Questo si deve alla vicinanza del vigneto al canyon della Suhata Reka, il cui nome in italiano significa “Fiume Secco”.

I due giovani fratelli Boyan e Mario sono vignaioli e produttori di vino per tradizione familiare: la cantina nasce grazie al nonno materno, ma anche dal ramo paterno la passione per la produzione del vino si tramanda da tre generazioni. Il fratello maggiore, Boyan, si laurea in Amministrazione e Management e lavora per un breve periodo nella pubblica amministrazione a Sofia, ma il legame con i vigneti e il desiderio di lavorare in proprio finiscono per prevalere. Mario si laurea in Tecnologia del vino e della birra all’Università di Plovdiv. I due lavorano per la cantina di famiglia e nel 2016 creano un nuovo brand, Pink Pelikan.
Ecco la sua storia in prima persona, raccontata da Boyan.
“C’era una volta…
Sì, così cominciano tutte le favole con un finale bello e felice, ma noi abbiamo una storia diversa, che non comincia come una favola e che decisamente non ha una fine.
Forse, per iniziare, dovremmo presentarci – come si deve.
Noi siamo Mario e Boyan Boevi, di Silistra. Questo è l’ordine crescente; in realtà, sono io, Boyan, a scrivere queste righe, perché Mario è nell’altra sala e si sta occupando di un vino.
Siamo cresciuti con la produzione del vino nella piccola cantina familiare dei nostri genitori. Loro ci hanno insegnato che, per fare qualcosa di bello, bisogna ardere nel proprio lavoro e svolgerlo con amore. E che, per andare avanti e in alto, bisogna lasciare qualcosa alle proprie spalle.
Con tanto sostegno familiare e un prestito dalla banca (perché, se non c’è un prestito, che lavoro è…) nel 2017 abbiamo prodotto la nostra prima serie di vini craft, chiamata Srebarna.
È dedicata alla riserva protetta dall’UNESCO Srebarna, non lontano da Silistra, mentre il nome Pink Pelican, come potete immaginare, richiama una specie protetta di uccelli: il pellicano rosa.
L’idea del nostro progetto è nata proprio il giorno del mio compleanno.
Parlavamo di quanto desiderassimo che le persone conoscessero meglio Silistra. Che scoprissero di più sulla cantina e sui vigneti dei nostri genitori, che colpiscono per un terroir raro al mondo.

La nostra filosofia è produrre vini contemporanei, prevalentemente da varietà bulgare, capaci di consolidare uno stile riconoscibile e unico per la Bulgaria nord-orientale.
Vogliamo essere un motivo in più perché le persone scoprano quanto sia bello bere un calice di vino locale, intenso e avvolgente, mentre si guarda il tramonto sul possente Danubio e, allo stesso tempo, sotto i propri piedi si percepisce la presenza di Durostorum, la quarta città più grande dell’Impero Romano.
Ascoltare il battito delle ali del cormorano mentre pesca accanto ai pescatori di Silistra.
Sentire la terra tremare al ritmo della danza dobrugiana.
In poche parole: far sapere che il Nord bulgaro non è poi così freddo, anzi!
Ci dicevamo anche che desideriamo che chiunque assaggi i nostri vini, ovunque si trovi, con la mente arrivi qui, sulla riva del Danubio.
Allora, amici, se volete incontrarci, basta un sorso.
Noi siamo qui, sulla riva, e vi aspettiamo!”
Commenti