E la chiamano Unione europea

Da un po’ di tempo, ancora da prima della Brexit, l’Ue è in crisi.
E aumentano le divisioni che potrebbero rompere gli equilibri economici
e politici. Altro che Stati uniti d’Europa

Che sia un brutto momento per gli stati europei che aderiscono alla Comunità europea è un dato di fatto. Nessuno è risparmiato. Una pausa di riflessione è giustificata ma l’Ue deve continuare il suo cammino di condivisione e cooperazione voluto dai padri dell’Europa.

Lo status dei flussi migratori di massa vede nazioni soprattutto dell’ex-Patto di Varsavia e del nord Europa non in linea con la politica solidale di alcuni Paesi sud-europei affacciati sul Mediterraneo, in particolare l’Italia e la Grecia (la Turchia sta lucrando, altro che politica solidale, come potete apprendere dal servizio di Mattia Rigodanza). Alcuni esperti di politica sostengono che la “memoria storica” e “il nazionalismo” sono duri da convertire nella condivisione del bene comune europeo. La vera nuova nazione.

Parlando di migrazione e aiuto ai popoli in difficoltà, Jean-Claude Juncker, politico e avvocato lussemburghese, presidente della Commissione europea dal 1º novembre 2014, ha detto: “L’Italia fin dal primo giorno fa tutto ciò che può fare sulla crisi migratoria. L’Italia ha salvato l’onore dell’Europa”. Da considerare che Junker con noi italiani non è mai stato tenero, e stavolta l’encomio è strameritato. Una gratificazione che è giunta inattesa, dopo le diverse schermaglie, ma che
restituisce giusto merito a quanto ha fatto finora il nostro Paese.
Per quanto riguarda poi il contesto unitario i giovani credono negli Stati Uniti d’Europa. Soliti idealisti? No. Pragmatici sì. Senza unità, condivisione e cooperazione la “nazione Europa” non va da nessuna parte, pena ritornare a un medioevo economico-ideologico. E le nuove generazioni, oltre a mettere una pietra sopra alla “memoria storica” vogliono muoversi senza barriere.

Vado a rileggere uno dei punti cardini del trattato di Maastricht del 1992: “l’Unione Europea garantisce la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali all’interno del suo territorio attraverso un mercato europeo comune e la cittadinanza dell’Unione europea, promuove la pace, i valori e il benessere dei suoi popoli, lotta contro l’esclusione sociale e la discriminazione, favorisce il progresso scientifico e tecnologico e mira alla stabilità politica, alla crescita economica e alla coesione sociale e territoriale tra gli stati membri, cercando di attenuare le differenze socio-economiche tra i vari stati membri e incrementarne il benessere socio-economico”. Il testo del trattato viene insegnato nelle scuole del vecchio continente. Alunni che saranno gli adulti europei di domani.

E per quanto riguarda l’immigrazione – una delle questioni centrali nel dibattito europeo -, val la pena riflettere su quanto ha scritto Mario Calabresi (La Repubblica, martedì 8 agosto): “Che il senso della realtà sia smarrito lo racconta la percezione dei numeri: gli italiani sono convinti che ormai un quinto della popolazione sia di religione islamica, quando lo è meno di un trentesimo. L’onda melmosa chiude gli occhi e rende tutto dello stesso colore, impedisce di cogliere differenze fondamentali, così un immigrato che spaccia cancella tutti quelli che riempiono le cucine dei ristoranti, scaricano le cassette ai mercati generali, fanno il pane la notte… Allo stesso modo la legge che viene definita Ius Soli è stata criminalizzata, snaturandone completamente senso e finalità. Non c’entra nulla con sbarchi e accoglienza e serve a integrare chi è nato in Italia…”. Ma al quotidiano Il Giornale (mercoledì, 13 settembre 2017, prima pagina) continuano a pensarla diversamente, con titolazioni sgangheratamente chiassose e mendaci. “Tuona” Alessandro Sallusti: “Abbiamo Vinto/Ciaone “Ius Soli”/Il Pd alza bandiera bianca: salta la cittadinanza facile agli immigrati…”. Ma Libero di venerdì 15 settembre incalza con un termine offensivo e razzista: “Al governo meglio Bingo Bongo”. Ecco, il senso e la finalità di una legge ampiamente diffusa, non solo in Europa, ma prima di tutto negli Stati Uniti, sono completamente travisati.

Ma tant’è, non solo in Italia ma anche nell’Unione europea assistiamo al diffondersi dell’”onda melmosa”, alla quale ci si oppone con i muri e una fredda ostilità.

Non si riesce proprio a immaginare un’Europa che perde affiliati perché alcune nazioni ancora infarcite di “memoria storica” e di “nazionalismo” davanti ai problemi comuni della Comunità europea, non trovano di meglio che alzare muri in stile Trump.
In conclusione, il dibattito politico deve fare convergere tutte le energie progressiste in una vera identità europea dove la condivisione dei beni supera tutte le resistenze egoiste dei singoli paesi membri.

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